Visualizzazione post con etichetta diario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diario. Mostra tutti i post
lunedì 29 agosto 2011
Il Comprimario
Il comprimario racconta vite più interessanti della sua. Le vede, a volte vi partecipa, le invidia, e tutto quello che può fare è trascriverle o narrarle. L'unico modo per annullare questi morsi d'invidia è buttare giù fogli su fogli, magari introdursi prima del protagonista, cercare di rendersi interessanti. Ma ciò non toglie che non è la sua storia quella affascinante, no. Forse il comprimario cerca una terapia per annullare il senso d'inferiorità, stendendo la storia che lo renderà famoso un giorno. Di uno dei più famosi comprimari, che poi così non era, è stato detto: "Watson è quello che ci ha fatto conoscere Sherlock Holmes". Già Watson ha avuto un ruolo più ampio all'interno di quei romanzi, c'è addirittura chi, nelle introduzioni, ha voluto posizionarlo come vero protagonista. Balle. Il comprimario non ha genio, non ha una personalità ben definita. Solitamente è più pauroso, sta nelle retrovie nel momento in cui l'azione imperversa, un voyeur dell'avventura, un cronista presente nel momento dell'accaduto. Se entra nel vivo dell'azione il più delle volte ne esce sconfitto. Quando ha successo nell'aiutare il protagonista diventa aiutante. Quando ha successo nello sconfiggerlo, è antagonista. Stiamo parlando, vi ricordo, di un personaggio secondario. Utile ma non indispensabile, narratore, ma questo ruolo potrebbe ricoprirlo lui come chiunque altro conoscente dell'avventuriero. Il comprimario è una persona, punto. Non ha niente di speciale da dover mostrare, anzi, le sue qualità possono essere dìimpiccio nel descrivere l'eroe. Deve stare dietro, non ribellarsi alla sua condizione, far passare avanti chi è più dotato e meglio fornito. Chi è normale vada dietro. Nonostante i "normali" siano in numero maggiore degli "speciali". Quindi anche te Marx hai sbagliato tutto. Engels, vai più indietro, fai passare il maestro..
giovedì 7 aprile 2011
Intenti
Ok. Ho provato a immaginarmi un ritorno in grande stile in questo blog ormai lasciato a sè stesso. Dopo l'idea magniloquente di un romanzo a puntate (che egoisticamente riguarderebbe solo la mia vita o quella di persone vicino a me, anche a causa della poca fantasia), dopo l'idea più modesta di qualche racconto breve (ma il problema dell'inventiva si ripropone), e dopo anche la riproposizione di qualche spezzone di internet degno di nota, ho optato per un elenco. Visto che dopo Saviano vanno di moda, sono carini in se per se quando sono fatti in maniera intelligente e vispa. Visto anche che alcuni compagni dell'università (alcuni=uno) hanno riportato in me l'attenzione verso le cose futili (anche troppa attenzione, cose anche troppo futili). Collegate il tutto con la sana devozione verso Facebook e avrete
Elenco delle cose che Mi piace
La forza di volontà del PD nei momenti di unione collettiva (si vedano le primarie). Quel senso di "unità" che dovrebbe dare un partito. Che puntualmente va a farsi fottere per diatribe interne, dichiarazioni mai rispettate, esponenti di un certo livello sul piede di guerra, critiche a go-go.
Il Post, sito dove puoi trovare dalla cronaca delle elezioni in Mozambico alle riflessioni di Facci contro tutto e tutti.
Makkox (chi ha visto il sito sa)
Le analisi sociologiche che mi strutturo nella mia testolina bacata sulle relazioni (di qualsiasi tipo) vere o presunte che nascono su Facebook
Le pippe mentali che nascono conseguentemente da qualsiasi parola, gesto, movimento proferito da un essere umano a me vicino e in qualche modo caro
Alla stessa maniera, tutte le pippe che si fanno gli studiosi di Diritto nell'analizzare i contenuti delle leggi per tirare fuori dalla forma la sostanza. Il meccanismo rimane sempre quello
Riuscire a sostenere una conversazione riguardante il calcio pur consapevole della mia ignoranza in materia e porsi in qualche modo ad un livello superiore rispetto agli altri partecipanti
La spuma bionda e al cedro
I fichi
Segnare sull'agenda le cose da fare durante la settimana e in qualche modo riuscire a farle in gran parte
La storia che ho vissuto ma senza rendermene conto ('90-'00)
Avere un qualche ordine nella propria vita
Riuscire a distruggerlo con una sola azione
Compiacersi dell'avere scritto qualcosa di interessante
Finire di ridere e prendersi sul serio
Scrivere elenchi cercando di far trasparire il meno possibile il proprio Io
Il Pci, perchè per quasi 50 anni non è riuscito a imporsi a livello nazionale. Provare a immaginare l'Italia governata da Berlinguer, ipotizzare una socialistizzazione del nostro paese, è come venerare tutti gli oggetti dell'immaginario collettivo
La Dc, e tutti i suoi meccanismi ipercomplessi per costruire una leadership
Sapere che questo post verrà linkato su Facebook, quindi parlare di analisi politiche su di un mezzo che ne farebbe anche a meno come il social network
La mia generazione
La Dc, e tutti i suoi meccanismi ipercomplessi per costruire una leadership
Sapere che questo post verrà linkato su Facebook, quindi parlare di analisi politiche su di un mezzo che ne farebbe anche a meno come il social network
La mia generazione
Parlare di pragmatismo a persone piene di ideali fino al collo
Continuare a dire che "il mondo non è tutto bianco o tutto nero, ma ci sono infinite sfumature di grigio"
Battisti nella sua parte di carriera intermedia
Battisti nella sua parte di carriera intermedia
L'oroscopo di Internazionale
L'oroscopo della Gazzetta
L'oroscopo del City (l'unico dei tre che ci azzecca)
I Pan Goccioli e il Winter Taco, questo sconosciuto
Tumblr
Le parole ricercate ma non troppo
Le macchine d'epoca ma non troppo, tipo fine anni '80 ma anche inizio '90
L'alba, sia come fine di una giornata che come inizio
Non avere una fine per post come questi
Mettere un punto.
mercoledì 3 febbraio 2010
Dove Andremo Mai A Finire?
Problema: il premier ha dei problemi con la giustizia che, dice, gli impediscono di governare. Ha preso la sua bella maggioranza dei voti, ha il governo nelle sue mani eppure, c'è quel pizzicorìo che lascia il passato, quella sensazione di cose fatte male e nell'illegalità che non lo lasciano governare come dovrebbe. Eppure, ha tutto il tempo per farlo. La presenza ai processi è nulla, in Parlamento idem, il lavoro grosso lo fanno i ministri, sotto le sue idee, e gli avvocati, questi invece indipendenti perchè per scovare cavilli e formulare proposte di legge assurde è necessario un lavoro intellettuale in solitaria notevole. Al Milan non si sente più parlare di lui da quando ha fatto salire su un tavolo Ronaldinho per far capire alla squadra che sarebbe stato lui a portarli tutti quanti nelle vette delle classifiche e dei tornei, tant'è che non capiva (o non sapeva) il perchè dell'acquisto di Mancini.
Niente, non si riesce a far rilassare il cav. Come si fa? Proviamo a rimandare i processi, vediamo se si calma. Non è una cosa eccezionale, ma meglio di niente. Non toglierà l'ombra del giudizio universale finale per il signor B. ma almeno la sposterà sei mesi più in là volta dopo volta.
Soluzione:
A) si prende il legittimo impedimento così come ce lo propongono. Chissenefrega. Tanto ce l'avrebbe fatta lo stesso.
B) si cerca di fare opposizione, di spiegare a più gente possibile che vige un principio di uguaglianza della legge di fronte a tutti i cittadini, siano essi presdelcons che manovali, di denunciare questo fatto ritenuto scandaloso e sintomo di un qualcosa più grande a venire.
C) ci si astiene. Si è contrari alla legge eh, però ci si astiene. "Si lo so non è una bella legge, non la vorremmo nemmeno, però così almeno la smettiamo di pensare solo al premier, e che diamine! Vogliamo le riforme, vogliamo cambiare questo paese!". Voi eh. Voi volete fare le riforme. Voi. (Crisi d'identità evidente).
D) si continua a dissentire in modo volutamente esagerato. Sia che si dica in modo pacato che incazzato non cambia nulla, e allora facciamo casino.
Etichette:
attività giornaliera,
diario,
politica,
silvio
domenica 22 novembre 2009
Riflessione Joyceiana, se Joyce me lo permette.
(era tanto che non mi abbandonavo alla scrittura)
Sembra quasi un anno, e invece
eccoti qua. come eri, così ritorni. nella mia mente non sei mai cambiata, ai miei occhi si sovrappongono le immagini di ieri e oggi. Bene, come va? tutto apposto? vivi bene? no? vivi? sono contento. qui? ah, non sai cosa ti sei persa. niente. a dirti la verità proprio niente. figuriamoci se qualcosa cambia quaggiù da noi. le dolci colline, gli olivi, il traffico moderato, i treni della stazione. cosa vuoi che cambi? opere pubbliche per ora non sono previste. ah, ma dici del gruppo? il gruppo per ora è fermo, si prova, si suona, ogni tanto qualche data, flussi di canzoni, per il resto. ah ma proprio il gruppo di amici. ah no niente, sempre le solite cose. chi era falso è rimasto falso, chi non si faceva vedere è sempre più isolato, non che me ne importi qualcosa, figuriamoci. i megalomani? non hanno fatto scalate, però ci credono, l'importante è crederci, no? i due fidanzatini? stanno sempre insieme, loro non mollano mai, non gli avresti dato un soldo di cacio e invece stanno sempre insieme, l'avresti mai detto, le altre coppie invece sono crollate. pensavi che l'anello al dito fosse già pronto, no, magari è una pausa, magari no, chissà, staremo a vedere, sempre se ne sapremo qualcosa. le tue amiche? ah boh, fattelo dire da loro, sempre uguale la situazione. sai cosa? sei mancata per troppo poco tempo, per apprezzare i cambiamenti, quelli forti, quelli da bocca aperta, quelli da mano sulla fronte, quelli da svenimento. ripassa, che so, tra quattro o cinque anni. fatti una vita lassù e poi ritorna. penso qualcosa cambierà. sai, quaggiù siamo abitudinari, una volta che facciamo una determinata azione più di tre volte, scusa il gioco di parole, non ce la leva più nessuno oh, c'è poco da fare. i tuoi amici sono sempre gli stessi, scemi, terribili, terrificanti, anormali, specie protette. i loro futuri sono congelati in camere iperbariche, aspettano l'occasione propizia per uscire, tra qualche anno. e sai, quando li vedrai realizzati, allora si che non cambierà nulla. faresti meglio a non tornare più lassù. rimani, e vedrai i cambiamenti così piano che non ti accorgerai di nulla. e quando saremo tipo su qualche panchina, a rievocare i vecchi tempi, ci ricorderemo del passato e lì avverrà il colpo, la botta, però lieve. invece se vai e poi ritorni ti arriva tutto insieme, ti fa male. farebbe male anche a noi scoprirlo in questo modo. dai retta. vieni da noi. in questa bolla, stabile, calma, ferma. c'è chi l'ha presa così e non vuole più uscirne. crede nella reincarnazione o in una seconda vita per cui pensa che le delusioni facciano male quindi è meglio non averne. mi sono dilungato troppo. andiamo a bere qualcosa va. dove? stesso pub? ormai siamo abbonati lì, noi dico. però mai una volta che ci offrisse nulla.
Sembra quasi un anno, e invece
eccoti qua. come eri, così ritorni. nella mia mente non sei mai cambiata, ai miei occhi si sovrappongono le immagini di ieri e oggi. Bene, come va? tutto apposto? vivi bene? no? vivi? sono contento. qui? ah, non sai cosa ti sei persa. niente. a dirti la verità proprio niente. figuriamoci se qualcosa cambia quaggiù da noi. le dolci colline, gli olivi, il traffico moderato, i treni della stazione. cosa vuoi che cambi? opere pubbliche per ora non sono previste. ah, ma dici del gruppo? il gruppo per ora è fermo, si prova, si suona, ogni tanto qualche data, flussi di canzoni, per il resto. ah ma proprio il gruppo di amici. ah no niente, sempre le solite cose. chi era falso è rimasto falso, chi non si faceva vedere è sempre più isolato, non che me ne importi qualcosa, figuriamoci. i megalomani? non hanno fatto scalate, però ci credono, l'importante è crederci, no? i due fidanzatini? stanno sempre insieme, loro non mollano mai, non gli avresti dato un soldo di cacio e invece stanno sempre insieme, l'avresti mai detto, le altre coppie invece sono crollate. pensavi che l'anello al dito fosse già pronto, no, magari è una pausa, magari no, chissà, staremo a vedere, sempre se ne sapremo qualcosa. le tue amiche? ah boh, fattelo dire da loro, sempre uguale la situazione. sai cosa? sei mancata per troppo poco tempo, per apprezzare i cambiamenti, quelli forti, quelli da bocca aperta, quelli da mano sulla fronte, quelli da svenimento. ripassa, che so, tra quattro o cinque anni. fatti una vita lassù e poi ritorna. penso qualcosa cambierà. sai, quaggiù siamo abitudinari, una volta che facciamo una determinata azione più di tre volte, scusa il gioco di parole, non ce la leva più nessuno oh, c'è poco da fare. i tuoi amici sono sempre gli stessi, scemi, terribili, terrificanti, anormali, specie protette. i loro futuri sono congelati in camere iperbariche, aspettano l'occasione propizia per uscire, tra qualche anno. e sai, quando li vedrai realizzati, allora si che non cambierà nulla. faresti meglio a non tornare più lassù. rimani, e vedrai i cambiamenti così piano che non ti accorgerai di nulla. e quando saremo tipo su qualche panchina, a rievocare i vecchi tempi, ci ricorderemo del passato e lì avverrà il colpo, la botta, però lieve. invece se vai e poi ritorni ti arriva tutto insieme, ti fa male. farebbe male anche a noi scoprirlo in questo modo. dai retta. vieni da noi. in questa bolla, stabile, calma, ferma. c'è chi l'ha presa così e non vuole più uscirne. crede nella reincarnazione o in una seconda vita per cui pensa che le delusioni facciano male quindi è meglio non averne. mi sono dilungato troppo. andiamo a bere qualcosa va. dove? stesso pub? ormai siamo abbonati lì, noi dico. però mai una volta che ci offrisse nulla.
venerdì 6 novembre 2009
Non ho l'età
E' incredibile come la società sia cambiata in poco tempo (poco inteso come una decina, una ventina d'anni). Oggi prendo un treno diverso dal solito, il treno delle 14.43, strapieno, o troppo piccolo per il numero delle persone presenti, che dir si voglia. Mi appoggio a un sedile e rimango in piedi per due fermate di seguito, finché non si libera il posto nel sedile dove mi appoggiavo. Ci faccio caso, lo scruto attentamente, so che potrebbe essere mio se non che un ricordo mi passa alla mente, il ricordo di quegli adesivi che si mettono sotto i finestrini dei bus, che recitano "cedete il posto a persone anziane, donne in gravidanza, invalidi" ecc. Un ricordo, brutto avere un ricordo dell'educazione. Comunque, tengo il posto libero. Vedo molte persone, soprattutto donne, accanto a me. Alle quali lascerei volentieri il posto. Ma non ci si mette nessuno, per almeno tre-quattro secondi. Finché una ragazza di 30 anni circa mi fa "che fai, non ti siedi?". E io rispondo "no, prego", e lei velocemente si mette a sedere, con la sua busta di boutique sulle gambe, tirando un sospiro di sollievo. E mi domando: "Avrei potuto mettermici io, anzi, avrei dovuto, secondo queste nuove convenzioni anti-adesivi del bus. In effetti non era una donna incinta. Nemmeno una invalida, e neanche un'anziana. Però. A che punto ci si rende conto di essere anziani e di dover chiedere o esigere o farsi cedere il posto? Questa era una ragazza che si avvicinava più verso la donna. Con che titolo io avrei potuto mettermi a sedere al posto suo, visto che l'ordine dell'età è intransigente. L'unica cosa è che non avrei potuto cedergli il posto per il fatto dell'età. Sarebbe stato un insulto alla vera età della persona, non ha mica 70 e passa anni. Però io l'ho fatto principalmente, e inconsciamente, per questo motivo. L'ho insultata inconsciamente. Le regole del bon ton, o semplicemente della buona educazione sono cambiate e io non me ne sono accorto. Accettare la differenza di età è quasi un insulto, eccezion fatta per i casi limite. E allora?". Nel mentre si era liberato un posto due file più avanti. L'ho occupato, in nome delle nuove regole del gioco.
lunedì 19 ottobre 2009
Strategia ineccepibile.
Scena: treno delle 18.22, ritorno verso casa dall'università. Trovo posto davanti una coppia di signori di una certa età, presumibilmente turisti tedeschi o svizzeri. Come sempre all'andata, meno spesso al ritorno, giunge il controllore. Non un controllore, perché già noto a molti di quelli che percorrono la tratta Pisa-Firenze come pendolari, col nome di Baffino. Tale Baffino comincia a chiedere i biglietti, cortesemente senza troppa premura, e fin qui niente di che. Arrivato alla coppia di turisti, essi gli porgono i biglietti, non obliterati. Cercano di spiegare in lingua inglese il perchè di tale mancanza: la macchina obliteratrice non voleva timbrare il biglietto, hanno provato a inserirlo più di una volta ma dopo svariate prove il treno era arrivato e era troppo tardi per andare ad un altro binario e convalidarlo. Così sono saliti lo stesso. Dietro al biglietto c'era scritto che la convalida poteva essere effettuata dal controllore in caso di guasto della macchinetta e loro si erano messi a sedere in attesa dell'eventuale arrivo del controllore di turno. Il controllore, dopo aver sentito la spiegazione, chiede ad una signora seduta di fianco se è salita alla loro stessa fermata e se la macchina obliteratrice funzionava. Risposta affermativa. Multa. Io avrei sfidato il controllore a trovare dei turisti più diligenti e accorti di quella coppia, così attenti da non aver trascurato il particolare delle istruzioni dietro il biglietto del treno. Però c'era poco da sindacare. In linea di massima, una massima dagli ampi confini, tutto era regolare. C'è un però (in questi post c'è sempre un però, sarà quello che mi spinge a scrivere?). La gialla macchinetta obliteratrice presenta un mini-display sopra la fessura dove si inseriscono i biglietti. Che recita, all'introduzione del biglietto, "inserire a sinistra". Solo che lo dice in italiano. Quei poveri cristi come facevano a sapere quello che diceva la macchinetta. Loro hanno inserito al centro, come si dovrebbe fare secondo la logica, e il biglietto non era stato convalidato. Indipercui multa. Baffino sapeva, molto bene, ma ha preferito seguire la legge alla lettera. Ha mostrato dei pannelli illustrativi in varie lingue ai turisti cosicché potessero capire dove stava l'errore di base. E ha infierito, comunque. No second chances, multa. Così si impara, subito, anche nel caso non avessero capito cosa c'era di sbagliato. Informazioni sul caso singolo + applicazione della legge - interpretazione del caso singolo. Strategia ineccepibile.
Bastardo.
E' stato quello che ho detto alla coppia. C'è stato un pò di dialogo riguardo l'accaduto, manifestazioni di solidarietà, ecc. Alla fine ci hanno regalato i biglietti. Che non erano stati segnati dal controllore, e visto che non erano stati convalidati, sono ancora buoni. Strategia ineccepibile, non c'è che dire, caro Baffino.
Solidarietà ai turisti tedeschi vittime di controllori bastardi.
Bastardo.
E' stato quello che ho detto alla coppia. C'è stato un pò di dialogo riguardo l'accaduto, manifestazioni di solidarietà, ecc. Alla fine ci hanno regalato i biglietti. Che non erano stati segnati dal controllore, e visto che non erano stati convalidati, sono ancora buoni. Strategia ineccepibile, non c'è che dire, caro Baffino.
Solidarietà ai turisti tedeschi vittime di controllori bastardi.
Etichette:
attività giornaliera,
critica,
diario,
viaggi
lunedì 31 agosto 2009
Apologia del Messaggino
Io aspetto sempre un po’ di tempo prima di rispondere agli sms. Ti danno l’opportunità di avere un minimo di tempo per pensare rispetto al dialogo. E io la sfrutto, a pieno, anche troppo. Sono fatto così, a volte rispondo anche 6 o 7 ore dopo. E non crediate che me ne scordi, anzi. Sotto sotto rimugino su cosa posso rispondere, in che forma, con quali parole, anche perché devo rispondere, se devo. E’ una crescita lenta, ponderata, misurata, contro l’impellenza di parole che non ho. Contro la grammatica che se ne va per i fatti suoi, contro la sintassi che mi mangio a tutte le ore, contro la fretta cattiva consigliera, contro la mente che va troppo veloce anche per un cellulare. E’ una cosa buona? Forse. Di sicuro è naturale. E’ come la frutta, se è biologica è più buona ma alle volte ci trovi il baco. Il mio baco è la carenza di argomenti. Chiedo venia. Il troppo pensare fa male. E non sono un grande oratore in versione “abbiamo in collegamento con noi …”. Chi mi conosce lo sa, si è abituato. Chi no lo farà. Le cose stanno così.
venerdì 17 luglio 2009
Lettera (52)
L'altro giorno ho realizzato uno dei miei sogni di quand'ero piccolo, ho provato una macchina da scrivere. Originale d'epoca, se si può parlare di epoca riferendosi a quasi trent'anni fa. Una Lettera 52 (1980) della Olivetti, la marca più venduta e famosa in Italia. Se non si ha davanti un oggetto simile non si può parlarne. Bisogna relazionarcisi, è questo il punto. Appena l'ho vista in camera della mia zia, riesumata ma in ottimo stato, l'ho presa e l'ho portata in una scrivania davanti a una finestra, per avere maggiore visibilità. Un minuto e mezzo dopo, il tempo impiegato per capire dove andava infilato il foglio, sono partito. Il rullo era originale però l'inchiostro un pò secco. Le prime lettere battute, a casaccio, tanto per provare, non venivano scritte sul foglio. Ho provato a battere più forte e allora sono venute. Ma anche in passato bisognava avere diti potenti così? Mi sono adeguato alla circostanza, d'altra parte con un oggetto simbolico e mitico così non c'era tanto da sindacare. Non riuscivo a guardare solo i tasti, dovevo ammirarla tutta, nella sua imponenza grigio-bianca. Il foglio intanto scorreva, altri due minuti per capire come andare a capo. L'operazione è manuale, non basta premere invio, che d'altronde non c'è nemmeno. Una levettina vicino al foglio a sinistra dava l'avvio a un nuovo rigo di scrittura. Prima facevo scorrere il foglio ma non funzionava, serve solo a inserire il foglio. Mezza pagina l'ho scritta solo per abituarmi, poi ho cominciato a fare un discorso serio. Ho riportato un pò delle parole che sto scrivendo, le impressioni che mi dava quest'oggetto, nulla di più, anche perchè non avevo nient'altro da scrivere. Immaginavo chi potevo sembrare davanti questa macchina da scrivere in un pomeriggio assolato di Luglio. Un detective privato mentre scrive l'ennesima relazione per l'ennesimo caso risolto, con un sigarino in bocca, camicia e pantaloni color cappuccino tenuti su da bretelle nere sottili ma ben resistenti. Vicino alla porta l'attaccapanni con l'impermeabile d'ordinanza, vecchi armadi con fascicoli ammassati, la porta a vetri con nome, cognome e qualifica scritte con scotch nero. E lo scotch, il liquore, che riempiva per un quarto il bicchiere appoggiato accanto la macchina da scrivere. Oppure, molto ironicamente, la signora Fletcher, in attesa di poter infliggere qualche rito voodoo per formare un'altra puntata della serie. Se non fosse che è un pò troppo nuova per essere la macchina da scrivere che si vede nella sigla iniziale. Oppure un qualsiasi giornalista di più di 30 anni fa. Nel mentre scrivevo, impreciso, sbavando, sbagliando le lettere (dovete sapere che la tastiera è ordinata in modo diverso rispetto a una tastiera del computer, infatti la z è al posto della w, la m è vicino alla l e poi mancano ovviamente alcuni tasti), ciccando le lettere perchè usavo la mano sinistra. Ci vuole molto esercizio, una specie di ginnastica ditale, se così si può chiamare, prima di poter scrivere qualcosa di leggibile. Poi il rumore, favoloso. Per scrivere lettere impresse nel foglio bisogna picchiare sodo, e questo picchiare dava un rumore strano, molto meno delicato di quello che sto sentendo in questo momento mentre scrivo. Un rumore secco, tribale, un concerto di percussioni, monotòno e scoordinato, ma bellissimo. Cerco di scrivere non velocemente, ma con un ritmo, per andare più scorrevolmente e sforzarmi sempre meno. Un concerto di percussioni davanti l'anfiteatro delle aste con le lettere. E' un opera, vera e propria. L'entrata sono i gradoni dei tasti, molto irti, per questo è difficile scrivere con tutta la mano, uno massimo due diti per mano. Rileggo le lettere impresse. Sono il significato della letteratura, qualcosa di impresso, non correggibile se non con qualche rimedio visibilmente brutto. Il foglio rimarrà così, eternamente, e niente lo cambierà, se non lo scorrere del tempo e con esso il deteriorarsi della carta. Ma quello che è stato deciso dallo scrittore non si tocca, nossignore. Bisogna essere responsabili verso l'umanità intera di ciò che si scrive, una ripresa in chiave tipografica della filosofia sartriana. C'è da esserne orgogliosi. Orgoglio di scrivere qualcosa d'importante e orgoglio di fare anche un pò fatica per farlo, perchè tutto il corpo è concentrato e in azione per dare il meglio di sè in poche righe. Impiego piccoli gesti, ma importanti, in quest'era digitale statica fisicamente e dinamica mentalmente. Arrivo in fondo al foglio, ma non voglio continuare, mi è bastato. Forse un giorno ne comprerò una per me, e forse anche questo blog lo pubblicherò su carta stampata a macchina, ovviamente scannerizzata al computer. Per non perdere il vecchio ma nemmeno rifiutare il nuovo.
mercoledì 8 luglio 2009
Scusate l'Assenza
Questo blog riprenderà la sua attività quotidiana al più presto possibile, fatemi riprendere fiato e coscienza della mia presenza nel mondo reale (e non solo in quello fittizio dei libri di scuola).
domenica 7 giugno 2009
Sunto di una giornata produttiva.
E anche per oggi non abbiamo fatto nulla di così rilevante. A parte incoraggiare una persona con la carica di un integratore potenziato alla cocaina. Se si vedrà il risultato tra qualche anno lo potrò mettere nel curriculum vitae.
Stacco va.
Che per i dettagli c'è sempre tempo.
Stacco va.
Che per i dettagli c'è sempre tempo.
Iscriviti a:
Post (Atom)