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mercoledì 18 maggio 2011

Un altro post post-elettorale

Una summa dei ragionamenti bipartisan la trovate qui:

  1. Pisapia NON HA ANCORA VINTO. E' ai ballottaggi, con non pochi punti di scarto, ma è ai ballottaggi. Si sa che solitamente questi appuntamenti vengono disertati in nome della svogliatezza, delle belle giornate da passare al mare o a fare un giro e via discorrendo. Probabilmente i più assidui elettori sono quelli di sinistra, visto che il Pdl solo ora ha incentrato la campagna elettorale sulla partecipazione, e penso che il risultato sia scontato.
  2. Il Terzo Polo, checchè se ne dica, non conta un'emerita cippa di nulla. Niente. Meno del Movimento 5 Stelle. La domanda che da qualche anno ci affligge è: esistono ancora i moderati?O esistono i moderati di destra e di sinistra, e i moderati schietti non hanno più ragione di esistere? L'estremo centro, formula dall'ossimoro infelice, non da posizioni alle quali aggrapparsi: richiama valori, lontani, memorie del passato, la serenità che spesso coincide con l'immobilità. Immobilità che Berlusconi ha garantito in questi anni di governo con il fallimento di molte riforme dirette alla sua persona e non. E quindi, perchè votare uno schieramento che include l'erede della Dc, un minimo schieramento dalle connotazioni cattoliche e comunque di poco, di molto poco, a sinistra, e un partito che vorrebbe rinnovare la destra italiana, nobile scopo, ma che per non affondare deve aggrapparsi agli altri due, con i quali ha poco o niente in comune?
  3. Berlusconi NON HA PERSO. Certo, le sconfitte elettorali fanno perdere il potere, l'unica cosa che ci riesce assieme alle inchieste con annesse condanne. Visto che finora tornadi, terremoti, scossoni di qualsiasi tipo, non hanno fruttato alcun che, non ci aspettiamo il ritiro a vita privata dal giorno alla notte perchè NON AVVERRA'!
  4. Il Pd dovrebbe aver capito quali risorse siano gli alleati. Perchè se il proprio candidato non sfonda, e l'elettorato preferisce candidati dalle provenienze diverse ma dalla levatura morale e politica, c'è la possibilità che quest'ultimo vinca senza che tradisca la missione: essere uniti nella coalizione del centrosinistra.
  5. De Magistris non è una persona affidabile. Soprattutto dopo le figure europee.
  6. Saltare il ballottaggio a Bologna è come dire avere un culo pazzesco.
  7. Grillo comincia a fare sul serio, ma se vuole vincere qualche battaglia è necessario riformare le cose dall'interno. Ad esempio far contare il proprio peso elettorale nel centrosinistra. Perchè no? Non mi si dica che il Movimento 5 Stelle è oltre gli schieramenti esistenti. Lo sarà, ma di sicuro non si configura a destra o al centro. A sinistra ha le più evidenti somiglianze, tant'è che l'IdV gli ha portato via molte delle idee e delle proposte. E visto che non potranno avere il peso per governare autonomamente, è bene che, consapevolmente, facciano pesare la loro posizione al Pd, a SEL, all'IdV. Attenzione: non vogliamo un secondo Bertinotti, uno che rompe le palle per tenersi stretti gli elettori ma poi fa crollare i governi. Perchè gli italiani lo sforzo di darci un minimo di fiducia lo possono fare, con pochi voti di scarto. Ma sta a voi riuscire a fare di quei voti una base di partenza per ampliare il consenso e farsi volere bene da più persone possibili.
  8. Per ribadire, Fini ha dichiarato la sua morte politica qualche mese fa con il voto di fiducia. A parte che quando succedono queste divisioni sono per le elezioni (a livello teorico, la maggioranza in Parlamento, ma anche l'opposizione, non sono totalmente volute dal popolo, sono costruzioni interne al Palazzo che non riflettono lo stato delle cose. E non mi si dica che l'elettorato segue il proprio candidato, quando non esistono preferenze).

lunedì 2 maggio 2011

"La tua sofferenza è la nostra libertà"

Ai tempi, questo avrebbero urlato i seguaci di Cristo.

Mentre ai nostri, di tempi, ci tocca vederlo scritto sugli striscioni dei berluscones davanti al Palazzo di Giustizia di Milano.

giovedì 16 dicembre 2010

Tutto questo fa solo ridere

«UN'ONTA PER VOI» - «Cari compagni vi spiego perchè non dovreste sfiduciarmi» scrive Bondi. «Per un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete». Il ministro parla tra l'altro di un «clima pregiudizialmente ostile alla mia persona». E ricorda anche i motivi che lo portarono a suo tempo a passare dal fronte comunista al centrodestra, ovvero «la consapevolezza dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Pci», spiegando con questa sua scelta un sovrappiù di acredine della sinistra nei suoi confronti. Per questo Bondi ritiene la mozione del tutto ingiustificata e immotivata. «I crolli avvenuti a Pompei? Non posso crederci. Sapete bene che altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente avverranno anche nel futuro, senza che a nessuno passi per la testa di chiedere le dimissioni del ministro pro tempore alla cultura». (Corriere.it)

Come si può chiedere pietà dopo le mazzate? Come si può chiedere una riflessione verso persone che non meritano riflessioni, ma azioni, secche, contro, forti. Perchè non scrive di tutti i favori alla città dov'era sindaco e al mantenimento dell'ex della sua moglie? Perchè, da uomo colto e intelligente quale si presuma che sia, non abbandona e basta, senza menarla per le lunghe?

Perchè vuole farci ridere così, ecco.

martedì 9 novembre 2010

Volevo dedicare questo intervento a..

Questo è per chi romperà i coglioni su Saviano, che pur io critico talvolta, su Benigni, non pagato questa volta ma se lo share sale così tanto è giusto che prenda un compenso corrispondente ai guadagni che fa fare, e su Fazio che una volta tanto prova a fare qualcosa di nuovo. Difendete un uomo con più soldi di tutti e tre messi insieme, quindi non rompete i coglioni. Davvero.

lunedì 12 luglio 2010

Amo le precisazioni e immaginare il futuro

Secondo Pier Ferdinando Casini è l'unico modo per uscire dalla «crisi politica in atto»: un esecutivo aperto a tutti, che sarà guidato da chi sceglierà il Capo dello Stato, ma per il quale «non è possibile avanzare veti» su Silvio Berlusconi, perché «ha vinto lui le elezioni» Corriere.it

In definitiva il Capo dello Stato, Napolitano, sceglierà il nuovo presidente del Consiglio, ma non sarà possibile avanzare veti su Berlusconi, cioè per quanto ho capito
  • se Silvio avanzasse la proposta di candidarsi come premier nessuno potrebbe dire nulla. La cosa sembra comunque molto assurda visto che lo è già. Se si dovesse dimettere l'incarico di trovare un sostituto spetterebbe a Napolitano: Silvietto si potrebbe arrabbiare quanto vuole ma non deciderebbe lo stesso una mazza.
  • Berlusconi potrebbe suggerire il nuovo premier e Napolitano dovrebbe accettare la proposta. E qui si sconfina, da ex premier Silvio si autopromuoverebbe capo di Stato senza esserlo e con la presenza effettiva di un altro capo di Stato.
  • Berlusconi dovrebbe fare parte necessariamente del nuovo esecutivo perchè precedentemente ha vinto le elezioni. Intuizione che si basa sul niente, la sua legislatura è formata da un governo di coalizione, non da un governo di maggioranza. Se Pd, Udc, Idv riuscissero nell'ipotesi assurda per ora ad allearsi con il partito che vorrebbe (e dovrebbe) formare Fini (parentesi: nemmeno un pò di dignità può far staccare il derriere dalla poltrona all'ex An che viene massacrato in continuazione da Silvio e i suoi berluscones? Quanto può durare questa coabitazione? E' così convinto che Berlusconi se ne andrà via per conto proprio dal Pdl, magari con un altro predellino, magari unendosi all'Udc ora Partito della Nazione? La paura di far cascare il governo dove non ha ministeri importanti in suo possesso è maggiore di quella di affrontare una nuova legislatura, magari all'opposizione? E' meglio essere al governo dopo un'intera Prima Repubblica passata all'opposizione nonostante si venga calpestati mane e sera piuttosto che conservarsi la dignità rimasta?), ci sarebbe un'altra maggioranza che non darebbe vita a una nuova legislatura perchè i seggi in Parlamento rimangono nell'assegnazione attuale.
Un governo di larghe intese, guidato da Berlusconi? «La guida la sceglie il Capo dello Stato. Ma se Berlusconi assumesse questa iniziativa sarebbe intelligente perché ne avrebbe solo da guadagnare: a quel punto caricherebbe di responsabilità chiunque, di fronte a quell'offerta, decidesse di sbattere la porta in faccia»

Ancora, Berlusconi non può assumersi il merito di questa iniziativa. Può rassegnare le dimissioni, ma la Lega, che già una volta voltò schieramento, potrebbe, più in teoria che in pratica, anche affidarsi ad altre forze per governare, proponendo un possibile governo di solidarietà nazionale, o almeno, un governo che di facciata appaia di solidarietà nazionale mentre in realtà serve per attuare il vero federalismo. Siamo alle utopie ma la politica in Italia è come il calcio: non si può mai sapere fino all'ultimo minuto.

martedì 30 marzo 2010

Le Conseguenze di un (non) Voto

  1. Confrontare le elezioni regionali di quest'anno con quelle del 2005 è un errore; ovviamente il paese si sta allineando alla forza di governo (e infatti nel 2006 vinse Prodi, non penso sia stato un caso).
  2. L'Udc si conferma la forza di centro. Che magari non serve a niente, però lì è e lì sta, sempre più tendente al centrodestra che al centrosinistra, allergica alle forze centrifughe, pacata e moderata. La vecchia Dc con la u di Unione, a testimoniare il fatto dell'inesistenza di correnti interne battagliere.
  3. L'IdV ha un grande rialzo, solo da parte di coloro che non sono web-ofili o veri seguaci di internet e delle sue declinazioni riguardo alla democrazia. Per quelli c'è le liste di Grillo. Un partito che si basa sull'antiberlusconismo nel modo in cui nessuno fa, apparte Grillo. Ma ai grillini basterebbe poco, un seggio e poco più nel consiglio comunale, per controllare le possibili manovre occulte e registrare ogni consiglio regionale. Basta vedere cos'è successo in Piemonte per ripensare al voto dato a Grillo. Meglio Cota presidente e un grillino nel consiglio o Bresso presidente senza grillini? Inoltre, l'IdV ha capito da subito che per entrare a far parte di un eventuale governo sono necessarie delle rinunce, degli accomodamenti, dei favori verso il Pd. Cosa che non hanno capito (almeno non molto bene) i grillini, i radicali (in altre regioni), i comunisti di ogni foggia.
  4. Il Pd è lì, buono, fermo, tranquillo. Guarda al centro, ma il centro è occupato. Guarda a sinistra, ma la sinistra è occupata. Ma basterebbe vedere da chi è occupata per capire che basta poco per spazzare tutte quelle forze minuscole e riprendere in mano il contatto con i cittadini DI SINISTRA. Non di centrosinistra, ma proprio DI SINISTRA. Schierati, che rifiutano l'Udc come forza di opposizione. Soprattutto nei casi in cui fa opposizione quando il Pd è vincente.
  5. Come trarre vantaggio da una potenziale sconfitta: il caso Polverini. Usare lo stratagemma del vittimismo è riuscito tante volte a Berlusconi, da sempre. Contro comunisti, giudici, magistrati, c'è sempre la vecchia tattica del "io vittima, tu carnefice". E così, incolpando un generico "voi" che in qualche misura è riuscito a eliminare la lista del Pdl a Roma impedendo l'esecuzione del diritto di voto, la Polverini ha richiamato gli spettatori poco attenti a votare per lei, e c'è riuscita. Se solo sapessero che si erano ingabbiati le mani da soli, non so quanta voglia avrebbero avuto di votare un partito con alla base degli incapaci.
  6. I milanesi evidentemente amano Formigoni, non si può spiegare altrimenti 4 mandati. Non so cosa possa aver fatto di così straordinario da aver fatto passare la voglia di un minimo rinnovamento, ma tant'è.
  7. Rossi raggiunge il 60% e esulta, titola il corriere. In tempi non troppo remoti ci si sarebbe intristiti per un risultato simile.
  8. Vendola fa parlare di sè. Il nuovo leader del centrosinistra, il salvatore della patria, il Berlusconi della sinistra, l'omosessuale cattolico che proviene dalle fila delle sezioni comuniste (un misto ben congeniato che supera anche Prodi, cattolico proveniente dalle fila della sinistra Dc). Riuscirà in questa escalation? Sicuramente ha capito una cosa fondamentale, che da anni gli italiani aspettano: la necessità di riprendere i valori primari della sinistra senza per forza portarsi dietro il carico di una falce e un martello anacronistici. Bisogna vedere se quest'arma sarà quella vincente anche in ambito nazionale.
  9. Da notare l'incredibile quantità di "lavoretti per arrotondare" che offrono le elezioni regionali a parlamentari e europarlamentari (anche Sonia Alfano, spero solo per condurre voti e lasciare che vada un altro candidato in consiglio).
  10. Per ora può bastare così

sabato 20 marzo 2010

La Gratuità delle Offese

Siamo abituati a quel signore raffinato che è Vittorio Sgarbi, un uomo che non guarda in faccia a nessuno, dice le cose come stanno, pane al pane, capra alla capra. Ebbene, dopo la sentenza del Consiglio di Stato si è espresso così Prevedo, anzi spero, una querela, nei confronti di un uomo che non sa cosa dice ma vuole dirlo pubblicamente lo stesso.

«E’ il fascismo globale, sono dei mascalzoni, delinquenti, peggio dei comunisti: vanno presi a calci in culo. E sono anche pedofili. Sono dei fascisti hanno deciso di perdere le elezioni»

Prevedo, anzi spero, una querela, nei confronti di un uomo che non sa cosa dice ma vuole dirlo pubblicamente lo stesso.

lunedì 1 marzo 2010

Le Comiche

Le città più importanti d'Italia: Roma e Milano, concorderete con me su questo no? I consigli regionali delle regioni che, appunto, contengono le città più importanti avranno un alto livello di responsabilità sulle loro spalle, doveri e poteri, ecc. Il Pdl, per ora e solo in via provvisoria, si è giocato la candidatura a presidente della regione, perchè il ricorso dei Radicali e la mancata presentazione delle firme ha fatto saltare una normale routine che per il partito tanto normale e tanto routine non è. Il partito di governo che non concorre al governo di regioni fondamentali per il paese. Che poi, se fosse la Lega Nord si potrebbe anche capire, cosa vai a concorrere a fare in Calabria, quando ti vanti di avere il sostantivo "Nord" nel nome del partito?

Ma la cosa fondamentale, che fa vedere al grande pubblico il livello di serietà di un'organizzazione partitica, che ti fa capire come abbia impresso la strategia amichevole e lasciva del premier anche tra i funzionari dei livelli minori, che ti fa ridere come una commedia di Stanlio e Ollio, con rimproveri e scapellotti, è questo.

E' molto più comico dei cinepanettoni, della commedia all'italiana di questi ultimi 20 anni, delle macchiette a Sanremo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Dove Andremo Mai A Finire?

Problema: il premier ha dei problemi con la giustizia che, dice, gli impediscono di governare. Ha preso la sua bella maggioranza dei voti, ha il governo nelle sue mani eppure, c'è quel pizzicorìo che lascia il passato, quella sensazione di cose fatte male e nell'illegalità che non lo lasciano governare come dovrebbe. Eppure, ha tutto il tempo per farlo. La presenza ai processi è nulla, in Parlamento idem, il lavoro grosso lo fanno i ministri, sotto le sue idee, e gli avvocati, questi invece indipendenti perchè per scovare cavilli e formulare proposte di legge assurde è necessario un lavoro intellettuale in solitaria notevole. Al Milan non si sente più parlare di lui da quando ha fatto salire su un tavolo Ronaldinho per far capire alla squadra che sarebbe stato lui a portarli tutti quanti nelle vette delle classifiche e dei tornei, tant'è che non capiva (o non sapeva) il perchè dell'acquisto di Mancini.

Niente, non si riesce a far rilassare il cav. Come si fa? Proviamo a rimandare i processi, vediamo se si calma. Non è una cosa eccezionale, ma meglio di niente. Non toglierà l'ombra del giudizio universale finale per il signor B. ma almeno la sposterà sei mesi più in là volta dopo volta.

Soluzione:
A) si prende il legittimo impedimento così come ce lo propongono. Chissenefrega. Tanto ce l'avrebbe fatta lo stesso.
B) si cerca di fare opposizione, di spiegare a più gente possibile che vige un principio di uguaglianza della legge di fronte a tutti i cittadini, siano essi presdelcons che manovali, di denunciare questo fatto ritenuto scandaloso e sintomo di un qualcosa più grande a venire.
C) ci si astiene. Si è contrari alla legge eh, però ci si astiene. "Si lo so non è una bella legge, non la vorremmo nemmeno, però così almeno la smettiamo di pensare solo al premier, e che diamine! Vogliamo le riforme, vogliamo cambiare questo paese!". Voi eh. Voi volete fare le riforme. Voi. (Crisi d'identità evidente).
D) si continua a dissentire in modo volutamente esagerato. Sia che si dica in modo pacato che incazzato non cambia nulla, e allora facciamo casino.

domenica 20 dicembre 2009

Chiudiamo (il) Facebook (di qualcuno)

Polemiche e polemiche, "a valanga" è il termine giusto per questa stagione siberiana, riguardo la possibile limitazione delle libertà di espressione poste da Facebook. Il bello, per gli spettatori, e il brutto, per gli attori al di fuori del mezzo di comunicazione, è la enorme libertà senza limiti di cinismo, buona creanza, comune senso del pudore. Proprio per questo che comici come Luttazzi si sentono a proprio agio nel web, senza fari puntati a sentenziare la volgarità e l'eccessivo eccesso della battuta. Per Grillo è lo stesso, la critica spudorata si è insediata dentro le menti dei seguaci dell'ex comico fino a diventare un canone da rispettare per ogni cosa (trascurando le debolezze umane; sembra quasi una replica delle severità del Medioevo e dei Savonarola esistiti nella storia). Se riscuotono successo vuol dire che queste cose fuori controllo piacciono, a tanti, e si vede. Finalmente il singolo ascolta quello che vorrebbe sentir dire, si esprime come vorrebbe, come farebbe anche nei discorsi comuni se non fosse che il luogo pubblico o privato da una maggiore esposizione rispetto ad internet, dove invece puoi essere chi vuoi, anche te stesso, ma nessuno ci penserà più di tanto.

Cosa succede su Facebook: essendo un luogo di incontro, si hanno dei dibattiti, delle discussioni o si esprimono semplicemente pareri. Sui fatti del giorno, su delle sciocchezze, magari anche dei luoghi comuni veramente tristi. Sui "gruppi" che il singolo condivide, facendo sua l'idea o il concetto che sta alla base del gruppo in sè. Sotto ai gruppi messi nella bacheca a ognuno è data la possibilità di dire la propria, commentare in sostanza. E nei commenti può emergere una riflessione seria, uno sforzo intellettivo oppure le parole che si direbbero nella vita quotidiana. Ecco, il più delle volte emergono queste ultime. Perchè? Perchè è un pò come essere al bar, senza però esserci veramente. Il pensiero è quello in entrambe le situazioni, però molte volte tra il pensiero e la parola ci sono ostacoli che non prevedi, le barriere del buon senso di cui parlavo prima. Io penso che su internet queste barriere scompaiono. Anche nel caso tu dica un'opinione sbagliata, non condivisa da nessuno, comunque, e sottolineo comunque, vali quanto gli altri che ti ordinano di smetterla. Nè più, nè meno. Quindi perchè peritarsi a dire la propria. Fallo e basta, tanto comunque dopo sarò sempre lo stesso tizio di prima e gli altri pure. Per cui, quando la gente pubblica sulla propria bacheca il gruppo "Fans di Tartaglia", lo fanno perchè pensano inconsciamente che l'aggressore di Berlusconi ha fatto bene a tirargli il Duomo in scala ridotta nel viso. Durante una discussione con sconosciuti o persone poco conosciute avrebbe condannato il gesto, ma nel privato, con gli amici che si sa che votano partiti di sinistra, si fregano le mani dalla contentezza. E anche i politici avranno fatto così. E' sempre stato così e sempre sarà. Fare il moralista in queste situazioni è molto, ma molto, rischioso. Si limita la libertà di pensiero, prima che la libertà di manifestazione del pensiero, libertà che si limita già da sola nelle discussioni pubbliche, cioè nelle occasioni in cui è necessario tenere un certo comportamento. Punto.

domenica 13 dicembre 2009

venerdì 9 ottobre 2009

Il corruttore

«Sono un perseguitato dalla magistratura. Il più grande perseguitato
della storia, visto che sono stato sempre assolto, con due
prescrizioni. Ho speso 200 milioni di euro per i giudici... scusate,
per gli avvocati.»


(dichiarazione di Silvio Berlusconi che potete trovare qui: http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_09/berlusconi_quirinale_napolitano_collaborazione_48da983c-b49b-11de-939a-00144f02aabc.shtml )

sabato 12 settembre 2009

Videocracy



Il titolo voleva essere "Videocracy è un bel film, magari m'aspettavo di meglio però alla fine ci sono altre cose interessanti che hanno compensato il fatto che non ci sono le cose interessanti che mi aspettavo. Se avessi scritto così però il post non lo leggeva nessuno.

Cominciando: l'inizio è molto buono, si vede il primo programma a luci rosse della tv privata, di cui però non sappiamo il nome, e da lì un'escalation esorbitante, da Colpo Grosso fino alle soubrette dei quiz pomeridiani per spiegare come la tv ci ha inculato. Poi spiegazione non prolissa del fatto che il Presidente ha in mano il paese perchè ha in mano le tv, potere mediatico, ecc ecc. Il documentario non è alla Michael Moore, dove vediamo il suddetto regista andare a giro a intervistare personaggi, ricostruire faccende sporche e tirare le fila del discorso. Il regista c'è, ma non si vede. Parla. Con una voce che ricorda Jocelyn per le origini svedesi. Convince poco. Non cattura l'attenzione necessaria. Ci si distrae con le immagini proiettate. Si perde il filo del discorso facilmente.

Alla fine poi si riesce a capire le connessioni, certo. E' un film "facile", nel senso che non ha trame e controtrame, flashbacks o misteri. La storia è questa, eppure rimane difficile seguirla dopo un pò. Sarà per la mancanza di sottotitoli (sembra una cosa stupida ma, almeno io, riesco a concentrarmi di più su un dialogo scritto rispetto a uno pronunciato a voce). La mente vaga e non ha metà nè percorso. Peccato.

Il Presidente è sempre protagonista, invisibile, non intervistato ma preso in vari momenti, varie situazioni. A comizi, cerimonie, parate, per far vedere che questo è il suo mondo. Un mondo fatto di paillettes, lustrini, belle donne e sorrisi smaglianti, come il suo.

Più interessanti sono i comprimari, chi campa del mezzo con cui il Presidente governa, e non sto parlando dei parlamentari. Lele Mora e Fabrizio Corona. Due personaggi, che anche a inventarli non sarebbero come sono veramente. Hanno una personalità unica, dei ruoli eccezionali che li rendono eccezionali. Chi campa sullo show business e chi lo fa dopo averci campato in maniera non propriamente legittima. Due prodotti dell'essere come apparire. Chi ti manda in tv perchè hai "un'esperienza di vita che trasmette qualcosa" (cosa avrà voluto dire?) e chi ti manda a cagare in tv, solo perchè recita una parte, non il Robin Hood dei poveri ma una faccia di culo.

Alla fine della storia del Presidente si parla in modo certo ma senza citare fatti o dati. Chi si aspettava un libro di Travaglio formato film è rimasto deluso. Di giornalistico c'è poco. I fatti parlano da sè, soprattutto quando la voce fuori campo spiega ma non viene ascoltata. Si rimane di stucco solo a certi particolari esageratamente scandalosi, come la suoneria di Mora o la faccenda Corona a Garlasco. Per il resto siamo già troppo assuefatti per essere scossi dai fatti di tutti i giorni. Non ci sono colpi di scena architettati, perchè dovrebbe, in teoria, essere tutta una sorta di colpo di scena. E' come quando una fiaba narrata da secoli a voce viene finalmente scritta su carta. E' un atto necessario ma comunque aggiunge poco o nulla alla versione che tutti (gli interessati e informati) sanno. D'altra parte non parla nemmeno di catastrofi imminenti o di azioni da poter fare nell'immediato per contrastare il potere videocratico (sto prendendo in esempio come secondo termine di paragone Zeitgeist). I fatti ci sono, il modo di raccontarli "sdubbia". Si poteva fare di meglio, con un cambiamento di struttura del film.

7 per l'argomento, 5 per come è stato raccontato. Aspettavo di meglio

sabato 11 luglio 2009

L'Aquila che soffre

Ho seguito poco il G8. Annoiante e noioso, soprattutto se si è obbligati a seguirlo in televisione (nell'ultima settimana l'hard disk principale si è ritirato a vita privata per cui non ho potuto informarmi per via telematica). Sto seguendo ora un po' la fine, cerco di capire di cosa hanno parlato, quali saranno le conseguenze.

L'aria de L'Aquila deve aver fatto bene al nostro presidente del Consiglio, addirittura sfoggia citazioni che non ci si aspettava: «Come diceva Erasmo da Rotterdam le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia». Ha aiutato le relazioni interpersonali con i vari capi di stato, soprattutto con quelli abbronzati: «Ieri a cena siamo stati seduti vicini, ci siamo parlati in modo simpatico. Lui mi ha parlato della sua vita privata, io gli ho parlato della mia vita privata. Abbiamo aperto un discorso che potrà sfociare in una stima, simpatia, amicizia, che io credo faciliti i rapporti fra tutti i leader». Ma ora è tempo di vacanze, e mi dispiace quasi per gli aquilani interi, che si dovranno sorbire anche durante le ferie la presenza del "padrone" per sorvegliare i cantieri in corso: «Sto cercando una casa per venire qui ad agosto: ci tengo troppo a questo risultato di consegnare le prime case entro settembre e credo sia opportuna una mia presenza: l'occhio del padrone, si dice, sappiamo cosa produce...». Mi dispiace tantissimo per loro, non bastava il terremoto, la distruzione completa delle abitazioni, l'inagibilità delle altre, i riflettori puntati per più di due mesi, le presenze di moltissimi personaggi importanti che alla lunga stancano, il G8 che ha sottratto possibili abitazioni per ospitare i grandi del mondo, l'impossibilità di manifestare per l'occupazione delle case sfitte, la stanchezza generale, le promesse troppo belle, che quasi sdubbiano, no. Anche Silvio in vacanza ci doveva essere. Le disgrazie non vengono mai da sole.

lunedì 15 giugno 2009

Un Celato Augurio Musicato

Rimescolìo delle varie versioni dell'inno nazionale preso da qui


Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
la faccia di Silvio
gli schermi già infesta.

Dov'è la Vittoria?
Ci porga la chioma,
che senza bandana
mostrare mi vo'.

Stringiamci a coorte,
sfidiamo la sorte,
sfidiamo la sorte,
che a tutti toccò:

stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
la loro: noi no.