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mercoledì 18 maggio 2011

Un altro post post-elettorale

Una summa dei ragionamenti bipartisan la trovate qui:

  1. Pisapia NON HA ANCORA VINTO. E' ai ballottaggi, con non pochi punti di scarto, ma è ai ballottaggi. Si sa che solitamente questi appuntamenti vengono disertati in nome della svogliatezza, delle belle giornate da passare al mare o a fare un giro e via discorrendo. Probabilmente i più assidui elettori sono quelli di sinistra, visto che il Pdl solo ora ha incentrato la campagna elettorale sulla partecipazione, e penso che il risultato sia scontato.
  2. Il Terzo Polo, checchè se ne dica, non conta un'emerita cippa di nulla. Niente. Meno del Movimento 5 Stelle. La domanda che da qualche anno ci affligge è: esistono ancora i moderati?O esistono i moderati di destra e di sinistra, e i moderati schietti non hanno più ragione di esistere? L'estremo centro, formula dall'ossimoro infelice, non da posizioni alle quali aggrapparsi: richiama valori, lontani, memorie del passato, la serenità che spesso coincide con l'immobilità. Immobilità che Berlusconi ha garantito in questi anni di governo con il fallimento di molte riforme dirette alla sua persona e non. E quindi, perchè votare uno schieramento che include l'erede della Dc, un minimo schieramento dalle connotazioni cattoliche e comunque di poco, di molto poco, a sinistra, e un partito che vorrebbe rinnovare la destra italiana, nobile scopo, ma che per non affondare deve aggrapparsi agli altri due, con i quali ha poco o niente in comune?
  3. Berlusconi NON HA PERSO. Certo, le sconfitte elettorali fanno perdere il potere, l'unica cosa che ci riesce assieme alle inchieste con annesse condanne. Visto che finora tornadi, terremoti, scossoni di qualsiasi tipo, non hanno fruttato alcun che, non ci aspettiamo il ritiro a vita privata dal giorno alla notte perchè NON AVVERRA'!
  4. Il Pd dovrebbe aver capito quali risorse siano gli alleati. Perchè se il proprio candidato non sfonda, e l'elettorato preferisce candidati dalle provenienze diverse ma dalla levatura morale e politica, c'è la possibilità che quest'ultimo vinca senza che tradisca la missione: essere uniti nella coalizione del centrosinistra.
  5. De Magistris non è una persona affidabile. Soprattutto dopo le figure europee.
  6. Saltare il ballottaggio a Bologna è come dire avere un culo pazzesco.
  7. Grillo comincia a fare sul serio, ma se vuole vincere qualche battaglia è necessario riformare le cose dall'interno. Ad esempio far contare il proprio peso elettorale nel centrosinistra. Perchè no? Non mi si dica che il Movimento 5 Stelle è oltre gli schieramenti esistenti. Lo sarà, ma di sicuro non si configura a destra o al centro. A sinistra ha le più evidenti somiglianze, tant'è che l'IdV gli ha portato via molte delle idee e delle proposte. E visto che non potranno avere il peso per governare autonomamente, è bene che, consapevolmente, facciano pesare la loro posizione al Pd, a SEL, all'IdV. Attenzione: non vogliamo un secondo Bertinotti, uno che rompe le palle per tenersi stretti gli elettori ma poi fa crollare i governi. Perchè gli italiani lo sforzo di darci un minimo di fiducia lo possono fare, con pochi voti di scarto. Ma sta a voi riuscire a fare di quei voti una base di partenza per ampliare il consenso e farsi volere bene da più persone possibili.
  8. Per ribadire, Fini ha dichiarato la sua morte politica qualche mese fa con il voto di fiducia. A parte che quando succedono queste divisioni sono per le elezioni (a livello teorico, la maggioranza in Parlamento, ma anche l'opposizione, non sono totalmente volute dal popolo, sono costruzioni interne al Palazzo che non riflettono lo stato delle cose. E non mi si dica che l'elettorato segue il proprio candidato, quando non esistono preferenze).

mercoledì 4 maggio 2011

I problemi che nessuno si è posto

a questo giro qualcuno ci ha pensato:
Se gli Stati Uniti si professano ancora una volta paladini della libertà e della giustizia, perchè non permettere un processo anche a Bin Laden? Le sue colpe le ha avute, nonostante tutte le dietrologie possibili, e non penso che sarebbe stato possibile un proscioglimento. Se hanno il potere di ucciderlo, perchè non di giustiziarlo, e se proprio necessario, di condannarlo in modo non giusto? D'accordo, c'è la legge marziale che vige in guerra, ma ci sono anche dei tribunali appositi, come dice appunto Facci, che devono mantenere in vita i diritti umani e civili anche in situazioni d'emergenza. Anche quando l'imputato è Osama. Dopotutto è un essere umano anche lui, sebbene non meriti compassione nè pietà. La superiorità occidentale è solo sulla carta se non mettiamo in atto i principi a cui ci ispiriamo nelle nostre Costituzioni. E poi il rischio di glorificarlo. Rischio altissimo, che può provocare se non rivendicazioni una nuova serie di movimenti estremisti. E così tutto continua, inesorabilmente, in un conflitto che rinnova le sue cause scontro dopo scontro. Se prima era in nome dello strapotere americano, adesso sarà in nome dell'uccisione del leader di Al Qaeda. E così via.

giovedì 28 aprile 2011

"E lo so io icche sente. Sente odore del mi cane!"

Scena: passeggio lungo un viale alberato per portare fuori il cane a fare i suoi bisognini. Ore 16.30. Scena quindi bellissima, che potrebbe essere interrotta in maniera buffa e simpatica dal mio cane che appunto fa quel che deve fare, la cacca, nel mezzo di strada, interrompendo il corso delle macchine che di rado passano, ma sempre più spesso nel momento in cui Perla defeca.

Quando non caga, Perla ama andare a far visita ai passanti o alle persone sedute sulle panchine, cercando coccole e grattini e ricambiando con lunghe leccate alle scarpe e alle mani, dopo aver annusato la parte da leccare. Quest ultimo particolare mi da sempre un certo fastidio. Il fastidio della risposta necessaria che ogni persona annusata deve avere. Che il fatto che il mio cane annusi te sia dovuto al fatto che sente necessariamente odore di un altro cane. Perchè? Chi te l'ha detto? Cosa te lo fa pensare? I cani hanno un olfatto monotematico, sentono solo odore degli altri cani? Noi facciamo lo stesso? Vabbè che non vedono i colori, ma non per questo devono oltretutto sentire un odore solo.

E viceversa. Chi non possiede cani si stupisce del fatto che il mio cane stia annusando te. Siamo in democrazia, baby, c'è libertà di annuso, anche se non possiedi cani. Hai forse paura di quello che sta sentendo? Hai forse squartato qualcuno dieci minuti prima di riposarti su una panchina in un viale alberato, godendoti il paesaggio? Eri a godere delle gioie del sesso, della necrofilia, della numismatica, di che cazzo ti pare e inevitabilmente il sentore di ciò che hai maneggiato è rimasto addosso al tuo corpo, ti sei "sporcato" metaforicamente, e il mio cane ha il potere di capire cosa hai fatto nonostante tu pensi di non avere lasciato traccia. Questo ti intimorisce e lasci credere che sia solo una cosa per cani, per animali dello stesso genere, e che la tua vita non rientri in cose di questo genere. Beh, ti sbagli di grossa, tipo sulla quarantina in tuta e scarpe beige da ginnastica.

T'è andata bene che Perla non sa parlare, altrimenti...

mercoledì 20 aprile 2011

Articolo 1

L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro (?)
L'Italia è una repubblica democratica fondata (??)
L'Italia è una repubblica democratica (???)
L'Italia è una repubblica (????)
L'Italia è una (??????)
L'Italia è (????????)
L'Italia.

Senti come suona bene, facciamo la Costituzione e ci mettiamo "L'Italia". Come titolo, sai, c'hai presente? E' bene ribadirle certe cose. Perchè poi sembra che invece... no no, facciamo così dai.

Filosofia Picciola

"Non fare merenda in casa con quello che trovi nel frigo;
potresti ritrovartelo anche per cena"

domenica 17 aprile 2011

Capito?

"Noi abbiamo introdotto una nuova moralità in politica che è quella di mantenere gli impegni assunti con gli elettori."
Silvio Berlusconi, 17 Aprile 2011
Anche andando contro la legge. Contro la giustizia. Contro la magistratura sebbene sia un terzo potere dello stato. Contro una sottile corruzione, prima psicologica poi col dinero, fino forse ad arrivare a quella fisica. Contro una vecchia moralità che si avvicina molto di più a quella ideale e meno a quella machiavellica qui descritta. Contro nemici inventati che alla fine diventano veri. Contro nemici veri ridicolizzati a tal punto da non esistere più. Contro gli interessi di chi elettore della loro parte politica non lo è. Contro chi un tempo aveva voglia di andargli contro e ora è stato semplicemente travolto dagli eventi.

giovedì 7 aprile 2011

Intenti

Ok. Ho provato a immaginarmi un ritorno in grande stile in questo blog ormai lasciato a sè stesso. Dopo l'idea magniloquente di un romanzo a puntate (che egoisticamente riguarderebbe solo la mia vita o quella di persone vicino a me, anche a causa della poca fantasia), dopo l'idea più modesta di qualche racconto breve (ma il problema dell'inventiva si ripropone), e dopo anche la riproposizione di qualche spezzone di internet degno di nota, ho optato per un elenco. Visto che dopo Saviano vanno di moda, sono carini in se per se quando sono fatti in maniera intelligente e vispa. Visto anche che alcuni compagni dell'università (alcuni=uno) hanno riportato in me l'attenzione verso le cose futili (anche troppa attenzione, cose anche troppo futili). Collegate il tutto con la sana devozione verso Facebook e avrete

Elenco delle cose che Mi piace

La forza di volontà del PD nei momenti di unione collettiva (si vedano le primarie). Quel senso di "unità" che dovrebbe dare un partito. Che puntualmente va a farsi fottere per diatribe interne, dichiarazioni mai rispettate, esponenti di un certo livello sul piede di guerra, critiche a go-go.
Il Post, sito dove puoi trovare dalla cronaca delle elezioni in Mozambico alle riflessioni di Facci contro tutto e tutti.
Makkox (chi ha visto il sito sa)
Le analisi sociologiche che mi strutturo nella mia testolina bacata sulle relazioni (di qualsiasi tipo) vere o presunte che nascono su Facebook
Le pippe mentali che nascono conseguentemente da qualsiasi parola, gesto, movimento proferito da un essere umano a me vicino e in qualche modo caro
Alla stessa maniera, tutte le pippe che si fanno gli studiosi di Diritto nell'analizzare i contenuti delle leggi per tirare fuori dalla forma la sostanza. Il meccanismo rimane sempre quello
Riuscire a sostenere una conversazione riguardante il calcio pur consapevole della mia ignoranza in materia e porsi in qualche modo ad un livello superiore rispetto agli altri partecipanti
La spuma bionda e al cedro
I fichi
Segnare sull'agenda le cose da fare durante la settimana e in qualche modo riuscire a farle in gran parte
La storia che ho vissuto ma senza rendermene conto ('90-'00)
Avere un qualche ordine nella propria vita
Riuscire a distruggerlo con una sola azione
Compiacersi dell'avere scritto qualcosa di interessante
Finire di ridere e prendersi sul serio
Scrivere elenchi cercando di far trasparire il meno possibile il proprio Io
Il Pci, perchè per quasi 50 anni non è riuscito a imporsi a livello nazionale. Provare a immaginare l'Italia governata da Berlinguer, ipotizzare una socialistizzazione del nostro paese, è come venerare tutti gli oggetti dell'immaginario collettivo
La Dc, e tutti i suoi meccanismi ipercomplessi per costruire una leadership
Sapere che questo post verrà linkato su Facebook, quindi parlare di analisi politiche su di un mezzo che ne farebbe anche a meno come il social network
La mia generazione
Parlare di pragmatismo a persone piene di ideali fino al collo
Continuare a dire che "il mondo non è tutto bianco o tutto nero, ma ci sono infinite sfumature di grigio"
Battisti nella sua parte di carriera intermedia
L'oroscopo di Internazionale
L'oroscopo della Gazzetta
L'oroscopo del City (l'unico dei tre che ci azzecca)
I Pan Goccioli e il Winter Taco, questo sconosciuto
Tumblr
Le parole ricercate ma non troppo
Le macchine d'epoca ma non troppo, tipo fine anni '80 ma anche inizio '90
L'alba, sia come fine di una giornata che come inizio
Non avere una fine per post come questi
Mettere un punto.

mercoledì 17 novembre 2010

Real Current

Voi gliela avreste data una funzione socialmente utile a m20? (Il trasmettere musica non è annoverabile come funzione socialemente utile)

E invece, alla facciaccia mia e vostra, il programma Real Trust si unisce a Current e al posto che raccontare le storie di Sacchi o dei fratelli Wright prende stralci di documentari Vanguard del canale satellitare Current per far sentire come le storie a tempo di musica non sempre sono storie a lieto fine o interessanti. Possono anche essere storie tragiche, di prostituzione, di traffici di droga, e tanto altro. Onore e gloria a chi ha avuto questa idea.

Che poi, a ben vedere.. Non so qual'è il pubblico standard di m20, posso immaginare quale sia il pubblico di Current. Sicuramente i due non coincidono più di tanto (io mi trovo nell'intersezione) ma da ora in avanti un barlume di speranza in più per un'informazione estesa anche agli informazion-ofobi c'è

martedì 9 novembre 2010

Volevo dedicare questo intervento a..

Questo è per chi romperà i coglioni su Saviano, che pur io critico talvolta, su Benigni, non pagato questa volta ma se lo share sale così tanto è giusto che prenda un compenso corrispondente ai guadagni che fa fare, e su Fazio che una volta tanto prova a fare qualcosa di nuovo. Difendete un uomo con più soldi di tutti e tre messi insieme, quindi non rompete i coglioni. Davvero.

martedì 13 aprile 2010

Benemeriti e Aventi Diritto

Penso quindi a un esecutivo del partito formato esclusivamente dai segretari regionali, senza le infinite code di benemeriti e aventi diritto, compresi gli ex segretari del partito e gli ex presidenti del Consiglio. (Romano Prodi)

Compresi Piero Fassino, Walter Veltroni, Massimo D'Alema, e forse anche senza Dario Franceschini, anche se era solo un sostituto temporaneo. Ah già, compreso anche Romano Prodi. Ma lui se n'è già andato via, da molto tempo ormai. E i suddetti non ne sentivano la mancanza, se non per il fatto che con Prodi per due volte la sinistra è andata al governo. Mentre ora è una libera picchiata verso il baratro. Guardate e imparate, miei prodi.

martedì 30 marzo 2010

Le Conseguenze di un (non) Voto

  1. Confrontare le elezioni regionali di quest'anno con quelle del 2005 è un errore; ovviamente il paese si sta allineando alla forza di governo (e infatti nel 2006 vinse Prodi, non penso sia stato un caso).
  2. L'Udc si conferma la forza di centro. Che magari non serve a niente, però lì è e lì sta, sempre più tendente al centrodestra che al centrosinistra, allergica alle forze centrifughe, pacata e moderata. La vecchia Dc con la u di Unione, a testimoniare il fatto dell'inesistenza di correnti interne battagliere.
  3. L'IdV ha un grande rialzo, solo da parte di coloro che non sono web-ofili o veri seguaci di internet e delle sue declinazioni riguardo alla democrazia. Per quelli c'è le liste di Grillo. Un partito che si basa sull'antiberlusconismo nel modo in cui nessuno fa, apparte Grillo. Ma ai grillini basterebbe poco, un seggio e poco più nel consiglio comunale, per controllare le possibili manovre occulte e registrare ogni consiglio regionale. Basta vedere cos'è successo in Piemonte per ripensare al voto dato a Grillo. Meglio Cota presidente e un grillino nel consiglio o Bresso presidente senza grillini? Inoltre, l'IdV ha capito da subito che per entrare a far parte di un eventuale governo sono necessarie delle rinunce, degli accomodamenti, dei favori verso il Pd. Cosa che non hanno capito (almeno non molto bene) i grillini, i radicali (in altre regioni), i comunisti di ogni foggia.
  4. Il Pd è lì, buono, fermo, tranquillo. Guarda al centro, ma il centro è occupato. Guarda a sinistra, ma la sinistra è occupata. Ma basterebbe vedere da chi è occupata per capire che basta poco per spazzare tutte quelle forze minuscole e riprendere in mano il contatto con i cittadini DI SINISTRA. Non di centrosinistra, ma proprio DI SINISTRA. Schierati, che rifiutano l'Udc come forza di opposizione. Soprattutto nei casi in cui fa opposizione quando il Pd è vincente.
  5. Come trarre vantaggio da una potenziale sconfitta: il caso Polverini. Usare lo stratagemma del vittimismo è riuscito tante volte a Berlusconi, da sempre. Contro comunisti, giudici, magistrati, c'è sempre la vecchia tattica del "io vittima, tu carnefice". E così, incolpando un generico "voi" che in qualche misura è riuscito a eliminare la lista del Pdl a Roma impedendo l'esecuzione del diritto di voto, la Polverini ha richiamato gli spettatori poco attenti a votare per lei, e c'è riuscita. Se solo sapessero che si erano ingabbiati le mani da soli, non so quanta voglia avrebbero avuto di votare un partito con alla base degli incapaci.
  6. I milanesi evidentemente amano Formigoni, non si può spiegare altrimenti 4 mandati. Non so cosa possa aver fatto di così straordinario da aver fatto passare la voglia di un minimo rinnovamento, ma tant'è.
  7. Rossi raggiunge il 60% e esulta, titola il corriere. In tempi non troppo remoti ci si sarebbe intristiti per un risultato simile.
  8. Vendola fa parlare di sè. Il nuovo leader del centrosinistra, il salvatore della patria, il Berlusconi della sinistra, l'omosessuale cattolico che proviene dalle fila delle sezioni comuniste (un misto ben congeniato che supera anche Prodi, cattolico proveniente dalle fila della sinistra Dc). Riuscirà in questa escalation? Sicuramente ha capito una cosa fondamentale, che da anni gli italiani aspettano: la necessità di riprendere i valori primari della sinistra senza per forza portarsi dietro il carico di una falce e un martello anacronistici. Bisogna vedere se quest'arma sarà quella vincente anche in ambito nazionale.
  9. Da notare l'incredibile quantità di "lavoretti per arrotondare" che offrono le elezioni regionali a parlamentari e europarlamentari (anche Sonia Alfano, spero solo per condurre voti e lasciare che vada un altro candidato in consiglio).
  10. Per ora può bastare così

domenica 20 dicembre 2009

Chiudiamo (il) Facebook (di qualcuno)

Polemiche e polemiche, "a valanga" è il termine giusto per questa stagione siberiana, riguardo la possibile limitazione delle libertà di espressione poste da Facebook. Il bello, per gli spettatori, e il brutto, per gli attori al di fuori del mezzo di comunicazione, è la enorme libertà senza limiti di cinismo, buona creanza, comune senso del pudore. Proprio per questo che comici come Luttazzi si sentono a proprio agio nel web, senza fari puntati a sentenziare la volgarità e l'eccessivo eccesso della battuta. Per Grillo è lo stesso, la critica spudorata si è insediata dentro le menti dei seguaci dell'ex comico fino a diventare un canone da rispettare per ogni cosa (trascurando le debolezze umane; sembra quasi una replica delle severità del Medioevo e dei Savonarola esistiti nella storia). Se riscuotono successo vuol dire che queste cose fuori controllo piacciono, a tanti, e si vede. Finalmente il singolo ascolta quello che vorrebbe sentir dire, si esprime come vorrebbe, come farebbe anche nei discorsi comuni se non fosse che il luogo pubblico o privato da una maggiore esposizione rispetto ad internet, dove invece puoi essere chi vuoi, anche te stesso, ma nessuno ci penserà più di tanto.

Cosa succede su Facebook: essendo un luogo di incontro, si hanno dei dibattiti, delle discussioni o si esprimono semplicemente pareri. Sui fatti del giorno, su delle sciocchezze, magari anche dei luoghi comuni veramente tristi. Sui "gruppi" che il singolo condivide, facendo sua l'idea o il concetto che sta alla base del gruppo in sè. Sotto ai gruppi messi nella bacheca a ognuno è data la possibilità di dire la propria, commentare in sostanza. E nei commenti può emergere una riflessione seria, uno sforzo intellettivo oppure le parole che si direbbero nella vita quotidiana. Ecco, il più delle volte emergono queste ultime. Perchè? Perchè è un pò come essere al bar, senza però esserci veramente. Il pensiero è quello in entrambe le situazioni, però molte volte tra il pensiero e la parola ci sono ostacoli che non prevedi, le barriere del buon senso di cui parlavo prima. Io penso che su internet queste barriere scompaiono. Anche nel caso tu dica un'opinione sbagliata, non condivisa da nessuno, comunque, e sottolineo comunque, vali quanto gli altri che ti ordinano di smetterla. Nè più, nè meno. Quindi perchè peritarsi a dire la propria. Fallo e basta, tanto comunque dopo sarò sempre lo stesso tizio di prima e gli altri pure. Per cui, quando la gente pubblica sulla propria bacheca il gruppo "Fans di Tartaglia", lo fanno perchè pensano inconsciamente che l'aggressore di Berlusconi ha fatto bene a tirargli il Duomo in scala ridotta nel viso. Durante una discussione con sconosciuti o persone poco conosciute avrebbe condannato il gesto, ma nel privato, con gli amici che si sa che votano partiti di sinistra, si fregano le mani dalla contentezza. E anche i politici avranno fatto così. E' sempre stato così e sempre sarà. Fare il moralista in queste situazioni è molto, ma molto, rischioso. Si limita la libertà di pensiero, prima che la libertà di manifestazione del pensiero, libertà che si limita già da sola nelle discussioni pubbliche, cioè nelle occasioni in cui è necessario tenere un certo comportamento. Punto.

domenica 6 dicembre 2009

Strumenti a chi?

Ieri ero al No B. Day (il No Berlusconi Day, per chi non l'avesse mai sentito dire e anche per Fede). Manifestazione enorme, tantissima gente, vestita di viola, che era il colore della manifestazione, quello della vergogna, e non (io ad esempio), con striscioni, cartelli, raganelle, fischietti, ecc. Una manifestazione per mandare a casa, cosa impossibile, il nostro premier, per tutto quello che ha fatto, per l'immagine dell'Italia, per i fondi tolti alla ricerca, per i (non tanto) presunti contatti con la mafia, per le opere faraoniche che distruggono il paesaggio dell'Italia, per le soluzioni approssimative portate all'Aquila, insomma, per i suoi 15 e più anni di presenza nel suolo politico nostrano. Una manifestazione contro un singolo che è riuscito a portare a questo atteggiamento un gruppo che poi è diventato partito che poi ha trovato elettori. Non una manifestazione indetta da partiti. Per certi versi anche CONTRO i partiti, quelli al governo e quelli all'opposizione (se di opposizione si può parlare per taluni casi).

Detto questo provate a andare a vedere le immagini della manifestazione. Decine e decine di bandiere rosse, di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, addirittura dell'Urss e del Pci. Nello stesso giorno, di mattina e non di pomeriggio quando si sarebbe svolta la manifestazione, un "congresso fondativo" avrebbe decretato la riunione dei partiti di sinistra extraparlamentari ad eccezione di Sinistra e Libertà. Che occasione d'oro. Certo, avrà fatto anche bene alla manifestazione No B. Day portare migliaia di persone a raccolta. Ma ha dato noia questo folto gruppo di bandiere. Un invito a nozze per la strumentalizzazione dei mass media, sempre che essi ne vogliano parlare, of course. Già li vedo i titoli, "Raduno di comunisti per le dimissioni del premier", sottotitolo "Berlusconi: vedete che avevo ragione, tutti giudici e magistrati". Se di manifestazione apolitica si tratta, tutte giù le bandiere, senza divisioni, compatti contro il nemico comune. Un operazione d'immagine molto sensata. Una tattica che anche il premier nelle vostre condizioni avrebbe usato. Mentre il Pd c'era con l'anima ma era impossibilitato con il corpo per non sporcarsi le mani con discussioni da gente comune. E ritorna l'eterno interrogativo di Nanni Moretti...


lunedì 30 novembre 2009

Novembre politico

2009, mese di novembre. Silvio è disperato per la fine misera del suo lodo (suo perchè sarebbe stato il primo ad usufruirne tra le quattro cariche dello stato, sebbene ora vogliano tirare in mezzo anche Schifani), pensa alle elezioni anticipate per rimandare i processi, pensa a mini lodi,e anche Casini, suo ex compagno di coalizione, che in nome dei vecchi tempi passati insieme a governare e, secondo quanto dice, in nome del popolo italiano, vuole dare una tregua alle persecuzioni giudiziarie per riportare l'attenzione sulla crisi finanziaria, sulla famiglia, sull'immigrazione, insomma su quelli che si suppongono essere i problemi veri del paese. C'è chi pensa alla successione di Silvio. Io penserei, come oppositore politico, a come toglierlo di mezzo dalla scena politica prima di pensare al successore, legalmente, s'intende. Si parla di lotte intestine al partito di maggioranza, proprio per avere la fiducia del padrino riguardo la successione. Tremonti, Fini, correnti per ambo le parti, se poi ci si mettono anche le lotte tra ministri (il solito Brunetta). Tutti ne sono al corrente, ma la maggioranza è ferma, salda. Deve combattere l'avanzata dei magistrati comunisti, che cercano in tutti i modi di portare a termine questi processi (che alla fin fine è il loro lavoro). Prima Silvio, poi le donne, poi i bambini. Il salvato cerca impegni a più non posso, si fa invitare da leader europei e non che hanno un certo feeling con le sue mosse un pò sopra le righe (Lukashenko e Gheddafi), fiutando affari in esclusiva con gli stati che rappresentano, da buon imprenditore qual'è, per non fare viaggi a vuoto e per non presentarsi alle udienze tribunizie. In patria invece c'è chi ci mette la faccia per sembrare più buono di com'è (o come potrebbe essere), più magnanimo di chi c'è al potere, nonostante faccia parte della stessa coalizione, più pacato e moderatore. Il signor Fini. Con lo scudo (non crociato, quello appartiene a altri) si difende dal duplice attacco di Feltri e della Lega, smentisce dossier probabilmente inventati per aumentare le copie, diventa amico degli immigrati e non stronzo come i suoi colleghi di maggioranza, vuole la pace e la fratellanza tra popoli, nemmeno il Prodi più mite e sonnifero. Il motivo è: perchè? Ipotesi: cercare di fare un partito di centrodestra, senza trattino, visto che il centro, forse, ce lo metteva il premier, e la destra, anche troppa, ce la metteva lui e la sua compagine di aenne. Impresa ardua, dovrebbe prendere la leadership, cosa non scontata, togliere grandissima parte degli attuali iscritti, partecipanti, militanti, estremisti, stronzi, ex-qualcosa, peoni, ministri e sottoministri, berluscones, ecc. E considerare che era partito dalle ceneri del neofascismo meno estremista degli anni di piombo. Depurare il colore nero fino a far diventare chiara l'acqua non è roba da poco. Altro motivo: prendere in mano la situazione molto degradante (che gesto nobile Gianfranco). C'è da credergli? Si vergogna pure lui? Ha a cuore questo paese? Chissà.

All'opposizione che succede? Bersani vuole prendere in mano il partito allo sbando, così liquido che si stava espandendo a macchia d'olio sul tavolo delle indecisioni. Già alcuni, prospettata la mala parata, hanno deciso di uscire preventivamente prima di incappare in clausole di rescissione spiacevoli o prima di non poter uscire per niente. Obiettivo su cui puntare l'attenzione da ora in avanti: il lavoro. Buon punto di partenza, non ci aveva mai pensato nessuno. Per gli altri candidati era la laicità (molto più astratto) e ... qual'era quello di Franceschini? L'opposizione? L'antiberlusconismo? Boh, una di queste cose qui. Secondo obiettivo: alleanze. Con tutti quelli che non sono di destra o centrodestra. Apparte qualche significativa eccezione estremista (capirai, Rc, dopo aver sfasciato un governo lo ri-inviti pure?). Con il centro già qualche difficoltà in più. Se l'impostazione nuova del Pd non è come la precedente, tornare in zone ancora più losche di quelle di prima è difficile per i più. Il nuovo Pd, come dovrebbe essere? Io un'idea ce l'ho. Come quelli che, nel massimo splendore qualche anno fa, erano i partiti social-democratici. Un sogno, nella sempre anomala Italia. Finito il socialismo corrotto, sorpassato e deragliato il comunismo, inventare qualcosa è pressochè impossibile. Meglio rifarsi a qualcosa già esistente, collaudato e funzionante, almeno in certi periodi. Meglio di nulla. Ma anche qui, sforzi enormi. Riconvertire menti non ancora abituate a stare in un partito con la Binetti e Franceschini può essere la goccia che fa traboccare il vaso. "E allora decidetevi, io ho chiuso con voi" potrebbe essere la risposta. E allora hai voglia a socialdemocrazia, chi ti viene dietro? Tentativi rischiosi.

In definitiva, molti vorrebbero riuscire a definire i propri sogni in realtà.
Mentre chi c'è riuscito ora non vede l'ora di andarsene.

venerdì 6 novembre 2009

Non ho l'età

E' incredibile come la società sia cambiata in poco tempo (poco inteso come una decina, una ventina d'anni). Oggi prendo un treno diverso dal solito, il treno delle 14.43, strapieno, o troppo piccolo per il numero delle persone presenti, che dir si voglia. Mi appoggio a un sedile e rimango in piedi per due fermate di seguito, finché non si libera il posto nel sedile dove mi appoggiavo. Ci faccio caso, lo scruto attentamente, so che potrebbe essere mio se non che un ricordo mi passa alla mente, il ricordo di quegli adesivi che si mettono sotto i finestrini dei bus, che recitano "cedete il posto a persone anziane, donne in gravidanza, invalidi" ecc. Un ricordo, brutto avere un ricordo dell'educazione. Comunque, tengo il posto libero. Vedo molte persone, soprattutto donne, accanto a me. Alle quali lascerei volentieri il posto. Ma non ci si mette nessuno, per almeno tre-quattro secondi. Finché una ragazza di 30 anni circa mi fa "che fai, non ti siedi?". E io rispondo "no, prego", e lei velocemente si mette a sedere, con la sua busta di boutique sulle gambe, tirando un sospiro di sollievo. E mi domando: "Avrei potuto mettermici io, anzi, avrei dovuto, secondo queste nuove convenzioni anti-adesivi del bus. In effetti non era una donna incinta. Nemmeno una invalida, e neanche un'anziana. Però. A che punto ci si rende conto di essere anziani e di dover chiedere o esigere o farsi cedere il posto? Questa era una ragazza che si avvicinava più verso la donna. Con che titolo io avrei potuto mettermi a sedere al posto suo, visto che l'ordine dell'età è intransigente. L'unica cosa è che non avrei potuto cedergli il posto per il fatto dell'età. Sarebbe stato un insulto alla vera età della persona, non ha mica 70 e passa anni. Però io l'ho fatto principalmente, e inconsciamente, per questo motivo. L'ho insultata inconsciamente. Le regole del bon ton, o semplicemente della buona educazione sono cambiate e io non me ne sono accorto. Accettare la differenza di età è quasi un insulto, eccezion fatta per i casi limite. E allora?". Nel mentre si era liberato un posto due file più avanti. L'ho occupato, in nome delle nuove regole del gioco.

sabato 12 settembre 2009

Videocracy



Il titolo voleva essere "Videocracy è un bel film, magari m'aspettavo di meglio però alla fine ci sono altre cose interessanti che hanno compensato il fatto che non ci sono le cose interessanti che mi aspettavo. Se avessi scritto così però il post non lo leggeva nessuno.

Cominciando: l'inizio è molto buono, si vede il primo programma a luci rosse della tv privata, di cui però non sappiamo il nome, e da lì un'escalation esorbitante, da Colpo Grosso fino alle soubrette dei quiz pomeridiani per spiegare come la tv ci ha inculato. Poi spiegazione non prolissa del fatto che il Presidente ha in mano il paese perchè ha in mano le tv, potere mediatico, ecc ecc. Il documentario non è alla Michael Moore, dove vediamo il suddetto regista andare a giro a intervistare personaggi, ricostruire faccende sporche e tirare le fila del discorso. Il regista c'è, ma non si vede. Parla. Con una voce che ricorda Jocelyn per le origini svedesi. Convince poco. Non cattura l'attenzione necessaria. Ci si distrae con le immagini proiettate. Si perde il filo del discorso facilmente.

Alla fine poi si riesce a capire le connessioni, certo. E' un film "facile", nel senso che non ha trame e controtrame, flashbacks o misteri. La storia è questa, eppure rimane difficile seguirla dopo un pò. Sarà per la mancanza di sottotitoli (sembra una cosa stupida ma, almeno io, riesco a concentrarmi di più su un dialogo scritto rispetto a uno pronunciato a voce). La mente vaga e non ha metà nè percorso. Peccato.

Il Presidente è sempre protagonista, invisibile, non intervistato ma preso in vari momenti, varie situazioni. A comizi, cerimonie, parate, per far vedere che questo è il suo mondo. Un mondo fatto di paillettes, lustrini, belle donne e sorrisi smaglianti, come il suo.

Più interessanti sono i comprimari, chi campa del mezzo con cui il Presidente governa, e non sto parlando dei parlamentari. Lele Mora e Fabrizio Corona. Due personaggi, che anche a inventarli non sarebbero come sono veramente. Hanno una personalità unica, dei ruoli eccezionali che li rendono eccezionali. Chi campa sullo show business e chi lo fa dopo averci campato in maniera non propriamente legittima. Due prodotti dell'essere come apparire. Chi ti manda in tv perchè hai "un'esperienza di vita che trasmette qualcosa" (cosa avrà voluto dire?) e chi ti manda a cagare in tv, solo perchè recita una parte, non il Robin Hood dei poveri ma una faccia di culo.

Alla fine della storia del Presidente si parla in modo certo ma senza citare fatti o dati. Chi si aspettava un libro di Travaglio formato film è rimasto deluso. Di giornalistico c'è poco. I fatti parlano da sè, soprattutto quando la voce fuori campo spiega ma non viene ascoltata. Si rimane di stucco solo a certi particolari esageratamente scandalosi, come la suoneria di Mora o la faccenda Corona a Garlasco. Per il resto siamo già troppo assuefatti per essere scossi dai fatti di tutti i giorni. Non ci sono colpi di scena architettati, perchè dovrebbe, in teoria, essere tutta una sorta di colpo di scena. E' come quando una fiaba narrata da secoli a voce viene finalmente scritta su carta. E' un atto necessario ma comunque aggiunge poco o nulla alla versione che tutti (gli interessati e informati) sanno. D'altra parte non parla nemmeno di catastrofi imminenti o di azioni da poter fare nell'immediato per contrastare il potere videocratico (sto prendendo in esempio come secondo termine di paragone Zeitgeist). I fatti ci sono, il modo di raccontarli "sdubbia". Si poteva fare di meglio, con un cambiamento di struttura del film.

7 per l'argomento, 5 per come è stato raccontato. Aspettavo di meglio

venerdì 17 luglio 2009

Lettera (52)




L'altro giorno ho realizzato uno dei miei sogni di quand'ero piccolo, ho provato una macchina da scrivere. Originale d'epoca, se si può parlare di epoca riferendosi a quasi trent'anni fa. Una Lettera 52 (1980) della Olivetti, la marca più venduta e famosa in Italia. Se non si ha davanti un oggetto simile non si può parlarne. Bisogna relazionarcisi, è questo il punto. Appena l'ho vista in camera della mia zia, riesumata ma in ottimo stato, l'ho presa e l'ho portata in una scrivania davanti a una finestra, per avere maggiore visibilità. Un minuto e mezzo dopo, il tempo impiegato per capire dove andava infilato il foglio, sono partito. Il rullo era originale però l'inchiostro un pò secco. Le prime lettere battute, a casaccio, tanto per provare, non venivano scritte sul foglio. Ho provato a battere più forte e allora sono venute. Ma anche in passato bisognava avere diti potenti così? Mi sono adeguato alla circostanza, d'altra parte con un oggetto simbolico e mitico così non c'era tanto da sindacare. Non riuscivo a guardare solo i tasti, dovevo ammirarla tutta, nella sua imponenza grigio-bianca. Il foglio intanto scorreva, altri due minuti per capire come andare a capo. L'operazione è manuale, non basta premere invio, che d'altronde non c'è nemmeno. Una levettina vicino al foglio a sinistra dava l'avvio a un nuovo rigo di scrittura. Prima facevo scorrere il foglio ma non funzionava, serve solo a inserire il foglio. Mezza pagina l'ho scritta solo per abituarmi, poi ho cominciato a fare un discorso serio. Ho riportato un pò delle parole che sto scrivendo, le impressioni che mi dava quest'oggetto, nulla di più, anche perchè non avevo nient'altro da scrivere. Immaginavo chi potevo sembrare davanti questa macchina da scrivere in un pomeriggio assolato di Luglio. Un detective privato mentre scrive l'ennesima relazione per l'ennesimo caso risolto, con un sigarino in bocca, camicia e pantaloni color cappuccino tenuti su da bretelle nere sottili ma ben resistenti. Vicino alla porta l'attaccapanni con l'impermeabile d'ordinanza, vecchi armadi con fascicoli ammassati, la porta a vetri con nome, cognome e qualifica scritte con scotch nero. E lo scotch, il liquore, che riempiva per un quarto il bicchiere appoggiato accanto la macchina da scrivere. Oppure, molto ironicamente, la signora Fletcher, in attesa di poter infliggere qualche rito voodoo per formare un'altra puntata della serie. Se non fosse che è un pò troppo nuova per essere la macchina da scrivere che si vede nella sigla iniziale. Oppure un qualsiasi giornalista di più di 30 anni fa. Nel mentre scrivevo, impreciso, sbavando, sbagliando le lettere (dovete sapere che la tastiera è ordinata in modo diverso rispetto a una tastiera del computer, infatti la z è al posto della w, la m è vicino alla l e poi mancano ovviamente alcuni tasti), ciccando le lettere perchè usavo la mano sinistra. Ci vuole molto esercizio, una specie di ginnastica ditale, se così si può chiamare, prima di poter scrivere qualcosa di leggibile. Poi il rumore, favoloso. Per scrivere lettere impresse nel foglio bisogna picchiare sodo, e questo picchiare dava un rumore strano, molto meno delicato di quello che sto sentendo in questo momento mentre scrivo. Un rumore secco, tribale, un concerto di percussioni, monotòno e scoordinato, ma bellissimo. Cerco di scrivere non velocemente, ma con un ritmo, per andare più scorrevolmente e sforzarmi sempre meno. Un concerto di percussioni davanti l'anfiteatro delle aste con le lettere. E' un opera, vera e propria. L'entrata sono i gradoni dei tasti, molto irti, per questo è difficile scrivere con tutta la mano, uno massimo due diti per mano. Rileggo le lettere impresse. Sono il significato della letteratura, qualcosa di impresso, non correggibile se non con qualche rimedio visibilmente brutto. Il foglio rimarrà così, eternamente, e niente lo cambierà, se non lo scorrere del tempo e con esso il deteriorarsi della carta. Ma quello che è stato deciso dallo scrittore non si tocca, nossignore. Bisogna essere responsabili verso l'umanità intera di ciò che si scrive, una ripresa in chiave tipografica della filosofia sartriana. C'è da esserne orgogliosi. Orgoglio di scrivere qualcosa d'importante e orgoglio di fare anche un pò fatica per farlo, perchè tutto il corpo è concentrato e in azione per dare il meglio di sè in poche righe. Impiego piccoli gesti, ma importanti, in quest'era digitale statica fisicamente e dinamica mentalmente. Arrivo in fondo al foglio, ma non voglio continuare, mi è bastato. Forse un giorno ne comprerò una per me, e forse anche questo blog lo pubblicherò su carta stampata a macchina, ovviamente scannerizzata al computer. Per non perdere il vecchio ma nemmeno rifiutare il nuovo.