(era tanto che non mi abbandonavo alla scrittura)
Sembra quasi un anno, e invece
eccoti qua. come eri, così ritorni. nella mia mente non sei mai cambiata, ai miei occhi si sovrappongono le immagini di ieri e oggi. Bene, come va? tutto apposto? vivi bene? no? vivi? sono contento. qui? ah, non sai cosa ti sei persa. niente. a dirti la verità proprio niente. figuriamoci se qualcosa cambia quaggiù da noi. le dolci colline, gli olivi, il traffico moderato, i treni della stazione. cosa vuoi che cambi? opere pubbliche per ora non sono previste. ah, ma dici del gruppo? il gruppo per ora è fermo, si prova, si suona, ogni tanto qualche data, flussi di canzoni, per il resto. ah ma proprio il gruppo di amici. ah no niente, sempre le solite cose. chi era falso è rimasto falso, chi non si faceva vedere è sempre più isolato, non che me ne importi qualcosa, figuriamoci. i megalomani? non hanno fatto scalate, però ci credono, l'importante è crederci, no? i due fidanzatini? stanno sempre insieme, loro non mollano mai, non gli avresti dato un soldo di cacio e invece stanno sempre insieme, l'avresti mai detto, le altre coppie invece sono crollate. pensavi che l'anello al dito fosse già pronto, no, magari è una pausa, magari no, chissà, staremo a vedere, sempre se ne sapremo qualcosa. le tue amiche? ah boh, fattelo dire da loro, sempre uguale la situazione. sai cosa? sei mancata per troppo poco tempo, per apprezzare i cambiamenti, quelli forti, quelli da bocca aperta, quelli da mano sulla fronte, quelli da svenimento. ripassa, che so, tra quattro o cinque anni. fatti una vita lassù e poi ritorna. penso qualcosa cambierà. sai, quaggiù siamo abitudinari, una volta che facciamo una determinata azione più di tre volte, scusa il gioco di parole, non ce la leva più nessuno oh, c'è poco da fare. i tuoi amici sono sempre gli stessi, scemi, terribili, terrificanti, anormali, specie protette. i loro futuri sono congelati in camere iperbariche, aspettano l'occasione propizia per uscire, tra qualche anno. e sai, quando li vedrai realizzati, allora si che non cambierà nulla. faresti meglio a non tornare più lassù. rimani, e vedrai i cambiamenti così piano che non ti accorgerai di nulla. e quando saremo tipo su qualche panchina, a rievocare i vecchi tempi, ci ricorderemo del passato e lì avverrà il colpo, la botta, però lieve. invece se vai e poi ritorni ti arriva tutto insieme, ti fa male. farebbe male anche a noi scoprirlo in questo modo. dai retta. vieni da noi. in questa bolla, stabile, calma, ferma. c'è chi l'ha presa così e non vuole più uscirne. crede nella reincarnazione o in una seconda vita per cui pensa che le delusioni facciano male quindi è meglio non averne. mi sono dilungato troppo. andiamo a bere qualcosa va. dove? stesso pub? ormai siamo abbonati lì, noi dico. però mai una volta che ci offrisse nulla.
domenica 22 novembre 2009
martedì 17 novembre 2009
Una persona comune che parla di persone non comuni
Non ti ricordi di Ken Saro-Wiwa, il poeta nigeriano, un eroe dei nostri tempiA sangue freddo, Il teatro degli orrori
Sono un eroe, perché lotto tutte le ore, sono un eroe perché combatto per la pensioneEroe (storia di Luigi delle Bicocche), Caparezza
Questi due sono esempi di persone che hanno compiuto un azione ritenuta straordinaria dai più, che hanno lottato o lottano tuttora per un'ideale, un credo, un pensiero, uno stile di vita meritevole, che vivono impiegando molte delle loro risorse nella causa che sono impegnati a promuovere, sia essa la dura fatica di un manovale, sia la lotta contro una multinazionale del petrolio per la salvaguardia dell'ambiente e di un popolo intossicato dall'olio nero (qui maggiori informazioni). C'è chi ci ha rimesso la propria vita, chi invece se la vive ogni giorno, sempre peggio, senza gratificazioni morali o materiali. Queste persone, seppure nella loro diversità, vengono etichettate come Eroi. Ma l'eroe, così definito da altri, ha coscienza del suo stato? Ha coscienza del fatto che sta facendo qualcosa fuori dal comune? Cosa fa sì che la sua azione sia diversa da altre azioni di altri uomini? La straordinarietà, forse, l'irripetibilità. Wikipedia dice il sacrificio della propria vita. Per fini valorosi. E chi li decide questi fini? Chi glielo fa fare di buttare via la preziosa esistenza per poi avere un beneficio di cui non godrà? La morte può essere intesa come un ultimo gradino (o il primo) di una scala di ipotetiche azioni che possono portare a una notorietà e a una memoria nelle generazioni future (forse questa è la santificazione o l'idolatria, cammino sul filo del rasoio). Quand'è che il suddetto potenziale eroe sceglie di diventare eroe? E' una scelta inconsapevole, presuppongo. "Che lavoro vuoi fare da grande?" "Il supereroe" si rispondeva un tempo da bambini, ma anche i supereroi avevano i loro poteri per mano del fato o del caso. Per il fatto che è una cosa decisa a posteriori, dire "è stato un eroe" per me è sbagliato. Non è un eroe Saro-Wiwa, non sono eroi coloro che muoiono in guerra durante le missioni umanitarie, non sono eroi coloro che riescono a sopravvivere a un lavoro infame e misero, i vigili del fuoco e gli operatori della croce rossa non sono eroi. Sono persone che si sono scelte il loro percorso di vita, con maggiore o minore scelta. Loro stessi, in virtù della modestia che caratterizza le persone eccezionali, non si sarebbero definite eroi, ma persone che hanno svolto la "missione" prefissata. Penso di offenderle chiamandole così. Un modello per tutti noi, andrebbe bene? In nome dell'egoismo umano, personalmente, dico di no. E anche in nome della libertà di scelta della propria esistenza. Non dico nemmeno di fare della propria vita un modello, ritornando al discorso di prima. Tutto viene deciso dal caso, dalle situazioni, da come va. Ma come vivere senza avere dei punti di riferimento a cui farsi? Ecco, bella domanda...
venerdì 6 novembre 2009
Non ho l'età
E' incredibile come la società sia cambiata in poco tempo (poco inteso come una decina, una ventina d'anni). Oggi prendo un treno diverso dal solito, il treno delle 14.43, strapieno, o troppo piccolo per il numero delle persone presenti, che dir si voglia. Mi appoggio a un sedile e rimango in piedi per due fermate di seguito, finché non si libera il posto nel sedile dove mi appoggiavo. Ci faccio caso, lo scruto attentamente, so che potrebbe essere mio se non che un ricordo mi passa alla mente, il ricordo di quegli adesivi che si mettono sotto i finestrini dei bus, che recitano "cedete il posto a persone anziane, donne in gravidanza, invalidi" ecc. Un ricordo, brutto avere un ricordo dell'educazione. Comunque, tengo il posto libero. Vedo molte persone, soprattutto donne, accanto a me. Alle quali lascerei volentieri il posto. Ma non ci si mette nessuno, per almeno tre-quattro secondi. Finché una ragazza di 30 anni circa mi fa "che fai, non ti siedi?". E io rispondo "no, prego", e lei velocemente si mette a sedere, con la sua busta di boutique sulle gambe, tirando un sospiro di sollievo. E mi domando: "Avrei potuto mettermici io, anzi, avrei dovuto, secondo queste nuove convenzioni anti-adesivi del bus. In effetti non era una donna incinta. Nemmeno una invalida, e neanche un'anziana. Però. A che punto ci si rende conto di essere anziani e di dover chiedere o esigere o farsi cedere il posto? Questa era una ragazza che si avvicinava più verso la donna. Con che titolo io avrei potuto mettermi a sedere al posto suo, visto che l'ordine dell'età è intransigente. L'unica cosa è che non avrei potuto cedergli il posto per il fatto dell'età. Sarebbe stato un insulto alla vera età della persona, non ha mica 70 e passa anni. Però io l'ho fatto principalmente, e inconsciamente, per questo motivo. L'ho insultata inconsciamente. Le regole del bon ton, o semplicemente della buona educazione sono cambiate e io non me ne sono accorto. Accettare la differenza di età è quasi un insulto, eccezion fatta per i casi limite. E allora?". Nel mentre si era liberato un posto due file più avanti. L'ho occupato, in nome delle nuove regole del gioco.
lunedì 19 ottobre 2009
Strategia ineccepibile.
Scena: treno delle 18.22, ritorno verso casa dall'università. Trovo posto davanti una coppia di signori di una certa età, presumibilmente turisti tedeschi o svizzeri. Come sempre all'andata, meno spesso al ritorno, giunge il controllore. Non un controllore, perché già noto a molti di quelli che percorrono la tratta Pisa-Firenze come pendolari, col nome di Baffino. Tale Baffino comincia a chiedere i biglietti, cortesemente senza troppa premura, e fin qui niente di che. Arrivato alla coppia di turisti, essi gli porgono i biglietti, non obliterati. Cercano di spiegare in lingua inglese il perchè di tale mancanza: la macchina obliteratrice non voleva timbrare il biglietto, hanno provato a inserirlo più di una volta ma dopo svariate prove il treno era arrivato e era troppo tardi per andare ad un altro binario e convalidarlo. Così sono saliti lo stesso. Dietro al biglietto c'era scritto che la convalida poteva essere effettuata dal controllore in caso di guasto della macchinetta e loro si erano messi a sedere in attesa dell'eventuale arrivo del controllore di turno. Il controllore, dopo aver sentito la spiegazione, chiede ad una signora seduta di fianco se è salita alla loro stessa fermata e se la macchina obliteratrice funzionava. Risposta affermativa. Multa. Io avrei sfidato il controllore a trovare dei turisti più diligenti e accorti di quella coppia, così attenti da non aver trascurato il particolare delle istruzioni dietro il biglietto del treno. Però c'era poco da sindacare. In linea di massima, una massima dagli ampi confini, tutto era regolare. C'è un però (in questi post c'è sempre un però, sarà quello che mi spinge a scrivere?). La gialla macchinetta obliteratrice presenta un mini-display sopra la fessura dove si inseriscono i biglietti. Che recita, all'introduzione del biglietto, "inserire a sinistra". Solo che lo dice in italiano. Quei poveri cristi come facevano a sapere quello che diceva la macchinetta. Loro hanno inserito al centro, come si dovrebbe fare secondo la logica, e il biglietto non era stato convalidato. Indipercui multa. Baffino sapeva, molto bene, ma ha preferito seguire la legge alla lettera. Ha mostrato dei pannelli illustrativi in varie lingue ai turisti cosicché potessero capire dove stava l'errore di base. E ha infierito, comunque. No second chances, multa. Così si impara, subito, anche nel caso non avessero capito cosa c'era di sbagliato. Informazioni sul caso singolo + applicazione della legge - interpretazione del caso singolo. Strategia ineccepibile.
Bastardo.
E' stato quello che ho detto alla coppia. C'è stato un pò di dialogo riguardo l'accaduto, manifestazioni di solidarietà, ecc. Alla fine ci hanno regalato i biglietti. Che non erano stati segnati dal controllore, e visto che non erano stati convalidati, sono ancora buoni. Strategia ineccepibile, non c'è che dire, caro Baffino.
Solidarietà ai turisti tedeschi vittime di controllori bastardi.
Bastardo.
E' stato quello che ho detto alla coppia. C'è stato un pò di dialogo riguardo l'accaduto, manifestazioni di solidarietà, ecc. Alla fine ci hanno regalato i biglietti. Che non erano stati segnati dal controllore, e visto che non erano stati convalidati, sono ancora buoni. Strategia ineccepibile, non c'è che dire, caro Baffino.
Solidarietà ai turisti tedeschi vittime di controllori bastardi.
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venerdì 9 ottobre 2009
Il corruttore
«Sono un perseguitato dalla magistratura. Il più grande perseguitato
della storia, visto che sono stato sempre assolto, con due
prescrizioni. Ho speso 200 milioni di euro per i giudici... scusate,
per gli avvocati.»
della storia, visto che sono stato sempre assolto, con due
prescrizioni. Ho speso 200 milioni di euro per i giudici... scusate,
per gli avvocati.»
(dichiarazione di Silvio Berlusconi che potete trovare qui: http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_09/berlusconi_quirinale_napolitano_collaborazione_48da983c-b49b-11de-939a-00144f02aabc.shtml )
lunedì 5 ottobre 2009
Gelmini e Brunetta, Pisa vi rifiuta

"Continuiamo così, facciamoci del male"
Nanni Moretti
A Pisa dovevano essere presenti per un convegno sul futuro di internet i ministri Brunetta e Gelmini. Un'accoppiata vincente, due promotori dei tagli alle spese pubbliche di varia natura per vari scopi (c'è chi dice che non sia nemmeno colpa loro, che dietro ci sia l'oscuro zampino di Tremonti, ma tant'è). Brunetta è reduce dall'ennesima esternazione, quella di mettere i compensi dei giornalisti Rai accanto al loro nome prima delle trasmissioni (sputtanando così il diritto di privacy, ad esempio), mentre invece la Gelmini è ancora occupata a tralasciare le manifestazioni di disaffetto e antipatia che continuano il ciclo iniziato lo scorso ottobre, prima per contrastare le riforme in progetto, ora per contrastare le riforme vigenti.
Oggi c'era l'opportunità di incontrare, in un colpo solo, due dei personaggi più contestati e contestabili della scena politica italiana. Un'occasione così è irripetibile, per il dialogo che non è mai esistito (Gelmini) e il faccia a faccia con il popolo e non con i giornalisti (entrambi). Tutto quello che gran parte degli italiani che non ha votato (ma anche una bella fetta di quelli che hanno votato) PdL ha sempre aspettato. E invece, che fanno? Organizzano dei bei gruppi di protesta e manifestazione. Titolo: Brunetta e Gelmini non vi vogliamo! MA PERCHE' ? MA DOVE LA TROVATE UN'ALTRA OCCASIONE PER VEDERLI E FARE QUELLA COSA TANTO INTELLIGENTE CHIAMATA "CONFRONTO"? POTEVATE SPUTTANARLI IN DIRETTA E INVECE LI AVETE FATTI SCAPPARE, ANZI, NON LI AVETE NEMMENO FATTI VENIRE! Perchè non sappiamo sfruttare occasioni come queste?
Se questo passava con un tam tam meno "casinista" e più sotterraneo, con una mobilitazione silenziosa, si sarebbe potuto fare qualcosa. E invece no, bisogna farsi sentire, bisogna mandarli via, farli tornare a Roma, così almeno combinano anche qualche altro disastro.
venerdì 2 ottobre 2009
L'ultimo ultimatum stavolta lo dico io!
Nel momento del bisogno fisiologico c'è sempre qualcosa che manca in bagno: la carta igienica. Come al solito, rimane quel giro, giro e mezzo di rotolo prima che finisca, e vabbè, ci siamo passati tutti. Quello che non manca mai, nel mio bagno e in quello di molte persone, è la rivista. Non il giornale, ma la rivista. La "guida tv" che alla fine è il giornaletto di gossip, con notizie di nessuna importanza trattate con articoli multipli, foto di grande formato, interviste, approfondimenti e chi più ne ha più ne metta mentre per le notizie importanti è riservato un trafiletto senza nemmeno il titolo in grassetto (dare notizie futili: è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo). Dopo aver adibito alle mie funzioni corporali, butto l'occhio su una copertina di questa pagina che reca non mi ricordo quale titolo. Parla di un ultimatum tra una coppia, cose così. Mi ha colpito la testa visibilmente quadrata del ragazzo, che nemmeno uno scagnozzo del boss dei cartoni animati, e la faccia inebetita della sua compagna. Dicevo, il titolo parla di un ultimatum, penso da parte di uno dei due partners, affinchè l'altro ripensi a cosa c'è di sbagliato nella loro storia d'amore e non la faccia finire. Soprattutto, la notizia non è stata ricercata attraverso le più svariate fonti, anzi, è stata proprio una dichiarazione dei due!
Ora, conclusa la premessa, volevo raccontare il mio punto di vista. Mi domandavo: come mai c'è questa rinuncia alla privacy da parte di personaggi a me sconosciuti ma senz'altro conosciuti e ammirati al popolo del piccolo schermo, rinuncia inversamente proporzionale al desiderio di privacy delle persone normali, delle quali parte di esse si presume leggano queste riviste? Forse per rimanere sulla cresta dell'onda del successo? Per piacere personale? Perchè tutti i lettori sono loro amici o conoscenti? Perchè tanto vale dirlo pubblicamente prima che si vada a sapere da voci di corridoio, che potrebbero falsificare o manipolare la notizia? Dalla foto in copertina sembra proprio che insieme abbiano risposto al giornalista riguardo questa storia quasi al capolinea. Del tipo:
"Insomma, com'è successo che voi siate arrivati a questo punto?"
"Eh sai, io gli ho detto a lui: o così o pomì! Ora basta, tu non mi apprezzi per quello che sono!"
"Si, più o meno mi ha detto queste parole. E io gli ho risposto che non è vero, che non l'apprezzo per quella che è, che se non mi specifica le opzioni io che cazzo ne so qual'è quella giusta per stare con lei! Che poi pomì nemmeno la conosco, fosse bona ci faccio un pensierino"
"Ah ecco. Non ho altre domande"
Comunque sia, abbiamo bisogno di queste cose. Per svago, per farsi due risate, per invidiare, per non invidiare. Per cagare meglio.
Ora, conclusa la premessa, volevo raccontare il mio punto di vista. Mi domandavo: come mai c'è questa rinuncia alla privacy da parte di personaggi a me sconosciuti ma senz'altro conosciuti e ammirati al popolo del piccolo schermo, rinuncia inversamente proporzionale al desiderio di privacy delle persone normali, delle quali parte di esse si presume leggano queste riviste? Forse per rimanere sulla cresta dell'onda del successo? Per piacere personale? Perchè tutti i lettori sono loro amici o conoscenti? Perchè tanto vale dirlo pubblicamente prima che si vada a sapere da voci di corridoio, che potrebbero falsificare o manipolare la notizia? Dalla foto in copertina sembra proprio che insieme abbiano risposto al giornalista riguardo questa storia quasi al capolinea. Del tipo:
"Insomma, com'è successo che voi siate arrivati a questo punto?"
"Eh sai, io gli ho detto a lui: o così o pomì! Ora basta, tu non mi apprezzi per quello che sono!"
"Si, più o meno mi ha detto queste parole. E io gli ho risposto che non è vero, che non l'apprezzo per quella che è, che se non mi specifica le opzioni io che cazzo ne so qual'è quella giusta per stare con lei! Che poi pomì nemmeno la conosco, fosse bona ci faccio un pensierino"
"Ah ecco. Non ho altre domande"
Comunque sia, abbiamo bisogno di queste cose. Per svago, per farsi due risate, per invidiare, per non invidiare. Per cagare meglio.
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