Scena: treno delle 18.22, ritorno verso casa dall'università. Trovo posto davanti una coppia di signori di una certa età, presumibilmente turisti tedeschi o svizzeri. Come sempre all'andata, meno spesso al ritorno, giunge il controllore. Non un controllore, perché già noto a molti di quelli che percorrono la tratta Pisa-Firenze come pendolari, col nome di Baffino. Tale Baffino comincia a chiedere i biglietti, cortesemente senza troppa premura, e fin qui niente di che. Arrivato alla coppia di turisti, essi gli porgono i biglietti, non obliterati. Cercano di spiegare in lingua inglese il perchè di tale mancanza: la macchina obliteratrice non voleva timbrare il biglietto, hanno provato a inserirlo più di una volta ma dopo svariate prove il treno era arrivato e era troppo tardi per andare ad un altro binario e convalidarlo. Così sono saliti lo stesso. Dietro al biglietto c'era scritto che la convalida poteva essere effettuata dal controllore in caso di guasto della macchinetta e loro si erano messi a sedere in attesa dell'eventuale arrivo del controllore di turno. Il controllore, dopo aver sentito la spiegazione, chiede ad una signora seduta di fianco se è salita alla loro stessa fermata e se la macchina obliteratrice funzionava. Risposta affermativa. Multa. Io avrei sfidato il controllore a trovare dei turisti più diligenti e accorti di quella coppia, così attenti da non aver trascurato il particolare delle istruzioni dietro il biglietto del treno. Però c'era poco da sindacare. In linea di massima, una massima dagli ampi confini, tutto era regolare. C'è un però (in questi post c'è sempre un però, sarà quello che mi spinge a scrivere?). La gialla macchinetta obliteratrice presenta un mini-display sopra la fessura dove si inseriscono i biglietti. Che recita, all'introduzione del biglietto, "inserire a sinistra". Solo che lo dice in italiano. Quei poveri cristi come facevano a sapere quello che diceva la macchinetta. Loro hanno inserito al centro, come si dovrebbe fare secondo la logica, e il biglietto non era stato convalidato. Indipercui multa. Baffino sapeva, molto bene, ma ha preferito seguire la legge alla lettera. Ha mostrato dei pannelli illustrativi in varie lingue ai turisti cosicché potessero capire dove stava l'errore di base. E ha infierito, comunque. No second chances, multa. Così si impara, subito, anche nel caso non avessero capito cosa c'era di sbagliato. Informazioni sul caso singolo + applicazione della legge - interpretazione del caso singolo. Strategia ineccepibile.
Bastardo.
E' stato quello che ho detto alla coppia. C'è stato un pò di dialogo riguardo l'accaduto, manifestazioni di solidarietà, ecc. Alla fine ci hanno regalato i biglietti. Che non erano stati segnati dal controllore, e visto che non erano stati convalidati, sono ancora buoni. Strategia ineccepibile, non c'è che dire, caro Baffino.
Solidarietà ai turisti tedeschi vittime di controllori bastardi.
lunedì 19 ottobre 2009
venerdì 9 ottobre 2009
Il corruttore
«Sono un perseguitato dalla magistratura. Il più grande perseguitato
della storia, visto che sono stato sempre assolto, con due
prescrizioni. Ho speso 200 milioni di euro per i giudici... scusate,
per gli avvocati.»
della storia, visto che sono stato sempre assolto, con due
prescrizioni. Ho speso 200 milioni di euro per i giudici... scusate,
per gli avvocati.»
(dichiarazione di Silvio Berlusconi che potete trovare qui: http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_09/berlusconi_quirinale_napolitano_collaborazione_48da983c-b49b-11de-939a-00144f02aabc.shtml )
lunedì 5 ottobre 2009
Gelmini e Brunetta, Pisa vi rifiuta

"Continuiamo così, facciamoci del male"
Nanni Moretti
A Pisa dovevano essere presenti per un convegno sul futuro di internet i ministri Brunetta e Gelmini. Un'accoppiata vincente, due promotori dei tagli alle spese pubbliche di varia natura per vari scopi (c'è chi dice che non sia nemmeno colpa loro, che dietro ci sia l'oscuro zampino di Tremonti, ma tant'è). Brunetta è reduce dall'ennesima esternazione, quella di mettere i compensi dei giornalisti Rai accanto al loro nome prima delle trasmissioni (sputtanando così il diritto di privacy, ad esempio), mentre invece la Gelmini è ancora occupata a tralasciare le manifestazioni di disaffetto e antipatia che continuano il ciclo iniziato lo scorso ottobre, prima per contrastare le riforme in progetto, ora per contrastare le riforme vigenti.
Oggi c'era l'opportunità di incontrare, in un colpo solo, due dei personaggi più contestati e contestabili della scena politica italiana. Un'occasione così è irripetibile, per il dialogo che non è mai esistito (Gelmini) e il faccia a faccia con il popolo e non con i giornalisti (entrambi). Tutto quello che gran parte degli italiani che non ha votato (ma anche una bella fetta di quelli che hanno votato) PdL ha sempre aspettato. E invece, che fanno? Organizzano dei bei gruppi di protesta e manifestazione. Titolo: Brunetta e Gelmini non vi vogliamo! MA PERCHE' ? MA DOVE LA TROVATE UN'ALTRA OCCASIONE PER VEDERLI E FARE QUELLA COSA TANTO INTELLIGENTE CHIAMATA "CONFRONTO"? POTEVATE SPUTTANARLI IN DIRETTA E INVECE LI AVETE FATTI SCAPPARE, ANZI, NON LI AVETE NEMMENO FATTI VENIRE! Perchè non sappiamo sfruttare occasioni come queste?
Se questo passava con un tam tam meno "casinista" e più sotterraneo, con una mobilitazione silenziosa, si sarebbe potuto fare qualcosa. E invece no, bisogna farsi sentire, bisogna mandarli via, farli tornare a Roma, così almeno combinano anche qualche altro disastro.
venerdì 2 ottobre 2009
L'ultimo ultimatum stavolta lo dico io!
Nel momento del bisogno fisiologico c'è sempre qualcosa che manca in bagno: la carta igienica. Come al solito, rimane quel giro, giro e mezzo di rotolo prima che finisca, e vabbè, ci siamo passati tutti. Quello che non manca mai, nel mio bagno e in quello di molte persone, è la rivista. Non il giornale, ma la rivista. La "guida tv" che alla fine è il giornaletto di gossip, con notizie di nessuna importanza trattate con articoli multipli, foto di grande formato, interviste, approfondimenti e chi più ne ha più ne metta mentre per le notizie importanti è riservato un trafiletto senza nemmeno il titolo in grassetto (dare notizie futili: è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo). Dopo aver adibito alle mie funzioni corporali, butto l'occhio su una copertina di questa pagina che reca non mi ricordo quale titolo. Parla di un ultimatum tra una coppia, cose così. Mi ha colpito la testa visibilmente quadrata del ragazzo, che nemmeno uno scagnozzo del boss dei cartoni animati, e la faccia inebetita della sua compagna. Dicevo, il titolo parla di un ultimatum, penso da parte di uno dei due partners, affinchè l'altro ripensi a cosa c'è di sbagliato nella loro storia d'amore e non la faccia finire. Soprattutto, la notizia non è stata ricercata attraverso le più svariate fonti, anzi, è stata proprio una dichiarazione dei due!
Ora, conclusa la premessa, volevo raccontare il mio punto di vista. Mi domandavo: come mai c'è questa rinuncia alla privacy da parte di personaggi a me sconosciuti ma senz'altro conosciuti e ammirati al popolo del piccolo schermo, rinuncia inversamente proporzionale al desiderio di privacy delle persone normali, delle quali parte di esse si presume leggano queste riviste? Forse per rimanere sulla cresta dell'onda del successo? Per piacere personale? Perchè tutti i lettori sono loro amici o conoscenti? Perchè tanto vale dirlo pubblicamente prima che si vada a sapere da voci di corridoio, che potrebbero falsificare o manipolare la notizia? Dalla foto in copertina sembra proprio che insieme abbiano risposto al giornalista riguardo questa storia quasi al capolinea. Del tipo:
"Insomma, com'è successo che voi siate arrivati a questo punto?"
"Eh sai, io gli ho detto a lui: o così o pomì! Ora basta, tu non mi apprezzi per quello che sono!"
"Si, più o meno mi ha detto queste parole. E io gli ho risposto che non è vero, che non l'apprezzo per quella che è, che se non mi specifica le opzioni io che cazzo ne so qual'è quella giusta per stare con lei! Che poi pomì nemmeno la conosco, fosse bona ci faccio un pensierino"
"Ah ecco. Non ho altre domande"
Comunque sia, abbiamo bisogno di queste cose. Per svago, per farsi due risate, per invidiare, per non invidiare. Per cagare meglio.
Ora, conclusa la premessa, volevo raccontare il mio punto di vista. Mi domandavo: come mai c'è questa rinuncia alla privacy da parte di personaggi a me sconosciuti ma senz'altro conosciuti e ammirati al popolo del piccolo schermo, rinuncia inversamente proporzionale al desiderio di privacy delle persone normali, delle quali parte di esse si presume leggano queste riviste? Forse per rimanere sulla cresta dell'onda del successo? Per piacere personale? Perchè tutti i lettori sono loro amici o conoscenti? Perchè tanto vale dirlo pubblicamente prima che si vada a sapere da voci di corridoio, che potrebbero falsificare o manipolare la notizia? Dalla foto in copertina sembra proprio che insieme abbiano risposto al giornalista riguardo questa storia quasi al capolinea. Del tipo:
"Insomma, com'è successo che voi siate arrivati a questo punto?"
"Eh sai, io gli ho detto a lui: o così o pomì! Ora basta, tu non mi apprezzi per quello che sono!"
"Si, più o meno mi ha detto queste parole. E io gli ho risposto che non è vero, che non l'apprezzo per quella che è, che se non mi specifica le opzioni io che cazzo ne so qual'è quella giusta per stare con lei! Che poi pomì nemmeno la conosco, fosse bona ci faccio un pensierino"
"Ah ecco. Non ho altre domande"
Comunque sia, abbiamo bisogno di queste cose. Per svago, per farsi due risate, per invidiare, per non invidiare. Per cagare meglio.
venerdì 25 settembre 2009
Economia spicciola
"Dovrei passare tutta la vita a pensare alle cose che ho/Alle cose che vorrei/Al modo di raggiungerle/E poi a come difenderle?"
Fantasma, Linea 77
"L'economia, o scienza economica, studia il modo in cui gli individui si organizzano per sopravvivere e migliorare la qualità della propria vita. [...]
Un elenco di possibili obiettivi finali dell'attività economica:
a) soddisfacimento dei bisogni fisici fondamentali
b) felicità, intesa come soddisfazione, piacere, rispetto di sè e pace interiore. [...]"
Microeconomia, N. Goodwin, J. A. Nelson, F. Ackerman, T. Weisskopf, edizioni Zanichelli. Il mio libro di economia politica.
Secondo questo libro sì, gli individui migliorano la qualità della propria vita con soddisfacimento di bisogni fisici e mentali. Se poi vuoi passare una vita di merda, affari tuoi.
domenica 20 settembre 2009
si dice F**k You, si scrive Fuck You
Il caso: una canzone di Lily Allen si chiama Fuck You, fottiti. Togliendo tutti i possibili scandali derivanti dal titolo, la canzone è una bella canzone, una canzone pop con un piano che sembra giocattolo, un'allegra e se vogliamo dolce canzone pop che ti manda affanculo con simpatia. Niente a che vedere con quel rapper che sfondò le classifiche con una canzone omonima perchè gli avevano fatto le corna o, per rimanere in territorio italico, con "Vaffanculo" di Masini. E' una bella canzone quella di Lily Allen e lei giustamente l'ha scelta come singolo. Sono andato a cercarmi il testo e in pratica è un'invettiva contro lo stereotipo di persona cattiva, un razzista a favore della guerra con un seguito di picciotti appresso. Il vaffa ci sta bene, a mio avviso. Poi c'è modo e modo di dirlo; io un modo più carino di questo non l'ho ancora trovato. Comunque, dove sta il fattaccio? Ora ve lo racconto. La prima volta che ho sentito questa canzone è stata alla radio. Non censurata. (E tutti ora capiscono dove voglio andare a parare). La seconda è stata in tv, su Mtv. Censurata, con un trillo di campanellini. Provate a immaginare il fastidio provocato da un trillo ripetuto almeno 6 volte per ritornello senza considerare i cori. La censura è per non sentire parolacce in televisione, come quando censurano le puntate dei reality show quando i concorrenti litigano. Soltanto che nei reality show i concorrenti inveiscono in italiano, per cui ha un senso censurare parole che i minori (intendiamoci, i minori di 6, 7 anni, ma anche meno, perchè da quell'età in su le sanno già tutte e sono in grado di ripeterle). Censurare parole in inglese che i bambini italiani non capiscono è già diverso, si potrebbe fare un eccezione. Se la parola "fuck you" non è accompagnata dal dito medio, chi potrebbe capirne il significato non conoscendo la lingua? Oltretutto, quando è pronunciata e non scritta, la cosa è ancora più difficile, si potrebbe fare uno strappo alla regola. Penso che il video provenga da Mtv Uk, dove la censura è necessaria, ma qui no, almeno non per gli italiani fino all'età adolescenziale. Vabbè, non stiamo a impuntarci per un niente. E invece no. Magicamente, alla fine del video, arrivano i sottotitoli dove appare il nome dell'artista, Lily Allen, e il titolo della canzone, Fuck You! Ta-dah! La censura è magicamente sparita. Ora si che i ragazzi possono comprendere la parola occultata, ora si che possono scriverla, ora si che possono chiedere il significato mettendo i professori d'inglese in imbarazzo, ora si che possono farsi dire il significato da un qualsiasi ragazzo italiano con un minimo di nozioni di inglese (e anche se non ce l'avesse, le parolacce nelle lingue straniere si sanno sempre quando si fa qualche viaggio all'estero). Ora si che questi bambini possono mandare affanculo in inglese papà, mamma, nonni, zii, parenti, amichetti, persino i maestri. Ora si! Tutto questo per colpa di una televisione che ha voluto censurare la canzone ma non i sottotitoli di essa!
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sabato 12 settembre 2009
Videocracy

Il titolo voleva essere "Videocracy è un bel film, magari m'aspettavo di meglio però alla fine ci sono altre cose interessanti che hanno compensato il fatto che non ci sono le cose interessanti che mi aspettavo. Se avessi scritto così però il post non lo leggeva nessuno.
Cominciando: l'inizio è molto buono, si vede il primo programma a luci rosse della tv privata, di cui però non sappiamo il nome, e da lì un'escalation esorbitante, da Colpo Grosso fino alle soubrette dei quiz pomeridiani per spiegare come la tv ci ha inculato. Poi spiegazione non prolissa del fatto che il Presidente ha in mano il paese perchè ha in mano le tv, potere mediatico, ecc ecc. Il documentario non è alla Michael Moore, dove vediamo il suddetto regista andare a giro a intervistare personaggi, ricostruire faccende sporche e tirare le fila del discorso. Il regista c'è, ma non si vede. Parla. Con una voce che ricorda Jocelyn per le origini svedesi. Convince poco. Non cattura l'attenzione necessaria. Ci si distrae con le immagini proiettate. Si perde il filo del discorso facilmente.
Alla fine poi si riesce a capire le connessioni, certo. E' un film "facile", nel senso che non ha trame e controtrame, flashbacks o misteri. La storia è questa, eppure rimane difficile seguirla dopo un pò. Sarà per la mancanza di sottotitoli (sembra una cosa stupida ma, almeno io, riesco a concentrarmi di più su un dialogo scritto rispetto a uno pronunciato a voce). La mente vaga e non ha metà nè percorso. Peccato.
Il Presidente è sempre protagonista, invisibile, non intervistato ma preso in vari momenti, varie situazioni. A comizi, cerimonie, parate, per far vedere che questo è il suo mondo. Un mondo fatto di paillettes, lustrini, belle donne e sorrisi smaglianti, come il suo.
Più interessanti sono i comprimari, chi campa del mezzo con cui il Presidente governa, e non sto parlando dei parlamentari. Lele Mora e Fabrizio Corona. Due personaggi, che anche a inventarli non sarebbero come sono veramente. Hanno una personalità unica, dei ruoli eccezionali che li rendono eccezionali. Chi campa sullo show business e chi lo fa dopo averci campato in maniera non propriamente legittima. Due prodotti dell'essere come apparire. Chi ti manda in tv perchè hai "un'esperienza di vita che trasmette qualcosa" (cosa avrà voluto dire?) e chi ti manda a cagare in tv, solo perchè recita una parte, non il Robin Hood dei poveri ma una faccia di culo.
Alla fine della storia del Presidente si parla in modo certo ma senza citare fatti o dati. Chi si aspettava un libro di Travaglio formato film è rimasto deluso. Di giornalistico c'è poco. I fatti parlano da sè, soprattutto quando la voce fuori campo spiega ma non viene ascoltata. Si rimane di stucco solo a certi particolari esageratamente scandalosi, come la suoneria di Mora o la faccenda Corona a Garlasco. Per il resto siamo già troppo assuefatti per essere scossi dai fatti di tutti i giorni. Non ci sono colpi di scena architettati, perchè dovrebbe, in teoria, essere tutta una sorta di colpo di scena. E' come quando una fiaba narrata da secoli a voce viene finalmente scritta su carta. E' un atto necessario ma comunque aggiunge poco o nulla alla versione che tutti (gli interessati e informati) sanno. D'altra parte non parla nemmeno di catastrofi imminenti o di azioni da poter fare nell'immediato per contrastare il potere videocratico (sto prendendo in esempio come secondo termine di paragone Zeitgeist). I fatti ci sono, il modo di raccontarli "sdubbia". Si poteva fare di meglio, con un cambiamento di struttura del film.
7 per l'argomento, 5 per come è stato raccontato. Aspettavo di meglio
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